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Imu sì. Imu no. Imu ni. E’ qui che casca l’asino!

Lo avevamo già detto e oggi lo confermiamo. La partita delle prossime elezioni si gioca tutta sull’Imu. L’imposta municipale sulla casa è diventata il campo di battaglia principale di questa campagna elettorale. Non c’è leader politico – o aspirante tale – che non parli di Imu per abrogarla, mantenerla o modificarla. Un argomento imprescindibile per presentarsi sul palcoscenico della politica. Da qualunque parte la si guardi è colpa della crisi: le famiglie sono già abbastanza provate per reggere anche una tassa sulla casa in cui abitano. Ma, allo stesso tempo, il bilancio dello Stato, con un debito pubblico che ha sfondato il tetto dei 2mila miliardi, è troppo a rischio per rinunciare a questa fondamentale fonte di gettito. L’Imu porta all’erario un gettito enorme: 24 miliardi complessivi, di cui 4 dalla prima casa, 11 dalle altre abitazioni e 9 dagli immobili commerciali e industriali. Proviamo a fare il punto della situazione, esaminando le diverse proposte.
BERLUSCONI: abolizione per la prima casa. Una delle principali promesse elettorali del Pdl è l’abolizione dell’Imu sulle abitazioni principali (che era stato il suo cavallo di battaglia per l’Ici anche nella campagna elettorale 2008). Il mancato gettito di 4 miliardi verrebbe compensato da “aggravi di imposta su giochi, scommesse, lotto, tabacchi e alcolici e quindi su beni non di prima necessità”. La perplessità sull’efficacia di questa compensazione sta nel fatto che le imposte sui consumi, a differenza di quelle sul patrimonio come l’Imu, hanno una “base imponibile” variabile, cioè l’aumento dell’imposizione produce in genere una contrazione dei consumi, riducendo quindi il gettito fiscale.
MONTI: va mantenuta ma può essere migliorata. Il premier uscente ha sempre difeso l’Imu come il “male minore”. Ora afferma che si possono pensare alcuni miglioramenti, soprattutto “una maggiore destinazione ai comuni dei proventi dell’imposta” e un prelievo più equo dato dalla riforma dei valori catastali e dall’attenzione ad alcune categorie di contribuenti come i giovani e gli anziani. Ma Monti dice di non voler illudere gli elettori: la sostanza dell’imposta non può essere cambiata. Per non ritrovarsi di nuovo sull’orlo del default, come un anno e mezzo fa (anche a causa dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa voluta da Berlusconi).
BERSANI: una modifica in senso “progressivo”. Anche il Pd è convinto che la promessa di abolizione dell’Imu sia solo una trovata demagogica. Tuttavia l’imposta va modulata in base al reddito del contribuente. In due fasi. La fase transitoria: franchigia dell’Imu di 500 euro, una soglia che esenterebbe circa il 45% degli italiani. La perdita di gettito di 2,8 miliardi verrebbe compensata con un aumento delle aliquote per le prime case dal valore catastale superiore ai 1,5 milioni. La fase a regime: prelievi più mirati dopo la riforma del catasto (come Monti) e aliquote stabilite esclusivamente dai comuni che conoscono la situazioni urbanistiche e gli effettivi valori degli immobili.

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