Il trionfalismo di Di Maio per il taglio dei parlamentari, per un risparmio pari allo 0,007 del bilancio dello Stato, assomiglia alla buffonata con cui annunciò dal balcone di Palazzo Chigi di aver “sconfitto la povertà”.

di Alessandro Sallusti. Non penso che si possa essere più tranquilli e fiduciosi nel futuro dell’Italia perché ieri è diventato legge il taglio di 345 parlamentari (230 deputati e 115 senatori).

Secondo i Cinque Stelle ciò produrrà un risparmio di 500 milioni a legislatura, cioè 100 milioni all’anno ma in realtà le cose non stanno esattamente così.

L’Osservatorio dei conti pubblici ha calcolato che il risparmio netto non sarà superiore ai 57 milioni l’anno, lo 0,007 del bilancio dello Stato. Per carità, ogni euro risparmiato è un euro benedetto ma stiamo con i piedi per terra: non è questa la trovata che svolterà le nostre vite e il trionfalismo di Di Maio assomiglia alla buffonata con cui lo scorso anno annunciò dal balcone di Palazzo Chigi di aver «sconfitto la povertà» grazie all’accordo sul reddito di cittadinanza.

Non ho a cuore il destino dei parlamentari, categoria che con qualche ragione non gode della simpatia della maggioranza degli italiani. Mi interessa invece la tenuta e il futuro della democrazia che è cosa diversa e ben più seria e il cui funzionamento non può essere ridotto a un banale rapporto costi-benefici come se si trattasse di una azienda privata.

Per chi ancora ci crede, la democrazia ha un prezzo che mai dovrebbe sfociare nello sperpero ma neppure essere compresso oltre il limite della sua sopravvivenza.

Se per paradosso chiudessimo del tutto il Parlamento il risparmio sarebbe ancora maggiore e non escludo che qualcuno stia davvero pensando che il voto online del famoso popolo (tipo piattaforma Rousseau dei Cinque Stelle) possa sostituire un giorno quello parlamentare.

E poi attenzione al trucco. La casta dei parlamentari si riduce in ampiezza, non in voracità. Di Maio e soci continueranno a guadagnare lo stesso mega stipendio, si terranno i mille privilegi di cui godono. Semplicemente hanno gettato a mare un po’ di zavorra, ma a bordo la festa continua come prima. Tanto è vero che nessuno si è sognato di raggiungere lo stesso risparmio non tagliando le teste di alcuni ma gli stipendi di tutti, cosa che non avrebbe comportato alcun rischio alla rappresentanza di territori e categorie.

Non so, ma c’è qualche cosa che non mi convince in questo nobile atto nella cui probabile trappola è caduto – per non rischiare l’impopolarità – anche tutto il centrodestra. A intralciare l’efficienza della democrazia non è il numero dei parlamentari ma la loro furbizia (che rimarrà la stessa) e i vincoli di una Costituzione fuori dal tempo che dissemina poteri e contropoteri un po’ ovunque che ovviamente si guardano bene di toccare.

Da oggi abbiamo meno parlamentari, da domani più tasse. Non è uno scambio vantaggioso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.