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Il Recovery Fund, i vincoli dell’Unione Europea e la costruzione di un soggetto politico chiaramente Socialista.

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di Gerardo Lisco. Gli unici vincoli all’utilizzo delle risorse del Recovery Fund sono quelli indicati dal programma del Presidente della Commissione UE Von der Leyen illustrato nel discorso di insediamento alla presidenza della Commissione.

Risorse da utilizzare per conversione ecologica del sistema produttivo, investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, formazione, modernizzazione della Pubblica Amministrazione, eliminazione delle disuguaglianze sociali, sanità.

Le risorse che ci sono state attribuite non potranno certamente essere spese per ridurre la pressione fiscale o per costruire una centrale a carbone.

Il Governo potrà riformare il fisco purchè l’intervento venga finalizzato a ridurre evasione ed elusione.

Gli Italiani, il Governo, il Parlamento, sono tutti chiamati a far fronte alla sfida che viene dal dover utilizzare queste risorse finanziarie. Non è la prima volta nella Storia unitaria che gli italiani vengono chiamati a sfide difficili. La sfida che abbiamo di fronte oggi è il superamento della crisi economica e sociale che il Covid – 19 ha aggravato.

Conte e la maggioranza che lo sostiene hanno fatto una scelta europeista ritenendo che l’interesse nazionale possa essere meglio tutelato entro la cornice giuridica dell’ UE. A trattativa conclusa i fatti sembrano dar ragione a Conte.

Sull’utilizzo delle risorse del Recovery Fund si è aperto un confronto molto franco che la dice lunga sulle diverse ipotesi in campo. Il confronto fatto anche di colpi bassi sull’accesso o meno alla linea di credito del MES per la spesa sanitaria ne è la prova.

Il Recovery Fund non ci impone l’attuazione di politiche di austerità, riduzione dei diritti sociali, privatizzazioni, ulteriore allungamento dell’età pensionabile, moderazione salariale così come vorrebbero la Repubblica, il Sole 24 ore, la Stampa, il Corriere ecc. Per la verità non ci impone nemmeno il contrario. Le politiche che metterà in campo il Governo dipenderanno come sempre dai rapporti di forza tra i contendenti presenti nel Paese.

A leggere i commenti critici sul Recovery Fund, alcuni si spingono fino a sostenere che MES e Recovery Fund sono la stessa cosa, viene da pensare che l’unica strada percorribile sia quella del suicidio di massa. A molti di questi commentatori e politicanti sfugge che gli italiani vogliono pensare positivo, vogliono una chances e non le solite analisi negative per le quali tutto va male e non c’è nessuna alternativa se non quella del suicidio di massa.

Ricordo ai tanti keynesiani delle varie scuole che il grande economista liberale attribuiva importanza rilevante all’aspetto psicologico. Propensione al consumo, al risparmio, agli investimenti, aspettative ecc. attengono la sfera psicologica del consumatore, del risparmiatore e dell’investitore.

Per cui ancor prima dei 209 miliardi di € del Recovery Fund a produrre effetti positivi potrebbe essere proprio l’impatto che la trattativa condotta da Conte sta avendo sulla psicologia collettiva e individuale degli italiani.

Sul piano psicologico le dichiarazioni lasciate trapelare dal Ministro dell’economia Gualtieri circa le difficoltà di cassa che avrebbe lo Stato italiano certamente non aiutano. Egualmente non fanno bene le cose dette e non dette in merito al MES da Gentiloni e dal Ministro Speranza.

Tornando al Recovery Fund la quota parte delle risorse che l’Italia dovrà restituire avverrà a partire dal 2028 con scadenza 2058.

Da qui ai prossimi decenni ci sarà un altro mondo. Certamente il mondo futuro dipenderà dalle scelte che faremo oggi ma non solo. Nel corso degli anni si verificheranno altri fatti che determineranno altre scelte ed è per questa semplice ragione che molte delle previsioni di tanti analisti sono solo esercizi intellettuali per non dire di pura fantasia.

In aggiunta al Recovery, al MES, al Sure e alla BEI c’è la BCE che sta svolgendo una funzione non indifferente.

Come uno spauracchio viene indicato la prossima riattivazione dei vincoli di bilancio. In merito a questa ipotesi preferisco prendere per buono quanto detto dalla Lagarde quando in una intervista ha dichiarato che verranno si riattivati ma prima dovranno essere rivisti. Presumo che le dichiarazioni della Lagarde abbiano un peso maggiore delle annunciate catastrofi dei critici nostrani.

Altra notizia che viene dal board della BCE è che ha deliberato l’acquisto dei titoli del debito pubblico fino a giugno del prossimo anno e comunque fino a quando la crisi non verrà superata.

Da più parti ho avuto modo di leggere interventi di illustri commentatori che dichiarano che il Recovery Fund non avrebbe effetti redistributivi. Una tale affermazione è fondata sul nulla. Gli effetti redistributivi dipendono dalle politiche che il Governo metterà in campo. Certamente se ad ispirarle saranno Bonaccini, Sala, Zaia e Fontana è del tutto evidente che non vi sarà nessun effetto redistributivo. Per produrre un effetto redistributivo le risorse finanziarie del R.F. dovrebbero essere impiegate per attivare quei fattori della produzione che oggi sono esclusi dai processi produttivi perché il mercato non utilizza.

Il Mezzogiorno è un fattore della produzione non utilizzato dal mercato. Perché esso possa essere utilizzato serve l’intervento pubblico. L’intervento pubblico ha effetto redistributivo.

Chiudo con una riflessione sul ruolo che le Sinistre hanno avuto nella vicenda legata alla trattativa sul Recovery Fund. Se non fosse chiaro tutta la negoziazione si è svolta nell’ambito della visione Liberale. La Sinistra moderata ha sentito parlare della questione senza entrare in gioco, la Sinistra radicale non è proprio pervenuta. Il dramma dell’attuale contesto politico è proprio questo.

In Italia manca un soggetto politico genuinamente Socialista in grado di contribuire alle scelte del Governo.

A meno che non si voglia ritenere che Speranza, Gentiloni e Gualtieri siano di Sinistra. Esiste una cultura politica Socialista diffusa nella società italiana, nel mondo della cultura, del sindacato e della politica. Tutti coloro che si richiamano alla cultura politica Socialista hanno il dovere morale di mantenere alto il confronto e di fare opinione per cercare in qualche modo di indirizzare le scelte del Governo e del Parlamento.

Nella sfida che la Società italiana ha davanti a se vi è anche quella che riguarda la costruzione di un soggetto politico chiaramente Socialista. Potrà anche non chiamarsi Socialista interessante è che faccia politiche Socialiste.

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