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Il Recovery Fund come strumento per politiche di riequilibrio territoriale.

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di Gerardo Lisco. L’iniziale proposta di un fondo comune a sostegno della ripresa economica dell’Unione Europea fatta da Francia e Germania ha preso piede. Ancora una volta le elites europeiste hanno trovato una forma di mediazione: il Recovery Fund mette in campo 750 miliardi di euro, 500 miliardi sotto forma di sovvenzioni e 250 miliardi per prestiti. Il principio guida che regola l’attribuzione delle risorse finanziarie del Recovery Fund è “da ciascuno secondo le proprie capacità a ciascuno secondo i propri bisogni”.

Principio solidale che rompe con la regola fino ad ora adottata e cioè a ciascuno secondo la propria contribuzione finanziaria. C’è da dire che questo secondo criterio è stato già messo in discussione da tempo dalla BCE, non a caso l’acquisto dei titoli dei titoli del debito pubblico non avviene secondo la regola del Capital Key.

A parte questo aspetto che è già di per se un dato politico non indifferente ce ne sono altri due molto interessanti: il primo è la previsione di un sistema di prelievo fiscale da parte dell’UE che le consentirà di avere un bilancio autonomo, si auspica più consistente; il secondo è che l’accesso e l’utilizzo delle risorse finanziarie rivenienti dal Recovery Fund è vincolato alla realizzazione di determinati interventi.

Questo secondo dato, rispetto al quale i critici evidenziano come di fatto il Recovery Fund sia condizionato, è da leggere nel senso di un ulteriore passo verso l’integrazione e la coesione dell’Unione Europea.

Le indicazioni circa i settori di investimento da finanziare sono coerenti con il discorso fatto dalla von der Leyen all’apertura dei lavori del Parlamento UE. I rappresentanti dei partiti politici italiani presenti nel Parlamento UE , in particolare i parlamentari del M5S, condizionarono il voto di sostegno alla Von der Leyen alla realizzazione degli interventi elencati in quel discorso. Rispetto al significato politico di quel voto leggere le dichiarazioni del Ministro Di Maio rispetto all’utilizzo del Recovery Fund per ridurre la pressione fiscale lascia basiti.

Per memoria riporto i punti salienti del discorso del Presidente della Commissione UE: <<Il cambiamento demografico, la globalizzazione dell’economia mondiale, la corsa alla digitalizzazione del mondo del lavoro e naturalmente i cambiamenti climatici. Nessuno di questi meta sviluppi è nuovo, la scienza li ha predetti da tempo. Il fatto nuovo è che oggi noi cittadini e cittadine d’Europa – a prescindere dal paese in cui viviamo – ne vediamo e avvertiamo concretamente gli effetti.(…) La nostra sfida più pressante è la salute del pianeta. È la responsabilità più grande e l’opportunità maggiore dei nostri tempi. Voglio che l’Europa diventi il primo continente a impatto climatico zero del mondo entro il 2050. Per riuscirci, dobbiamo prendere, insieme,misure coraggiose. Il nostro attuale obiettivo — ridurre le nostre emissioni del 40 % entro il 2030 — non è sufficiente.(…) Per giungere a questo traguardo, presenterò un «Green Deal» per l’Europa nei primi 100 giorni del mio mandato. Proporrò la prima vera e propria «legge europea» sul clima, che tradurrà l’obiettivo del 2050 in disposizioni giuridicamente vincolanti. Tale maggiore ambizione richiederà investimenti più consistenti. I fondi pubblici non basteranno. Proporrò un piano di investimenti per un’Europa sostenibile e trasformerò una parte della Banca europea per gli investimenti in una banca climatica europea. Ciò permetterà di sbloccare mille miliardi di euro di investimenti nel prossimo decennio.>>

Le indicazioni che vengono circa l’utilizzo dei Recovery Fund, stando alle dichiarazioni di Dombrowsky e dello stesso Gentiloni, sono in linea con gli indirizzi delineati dalla Von der Leyen nel suo discorso. Sempre nel discorso di insediamento ci sono altri passaggi che danno il segno della continuità con gli indirizzi politici delineati dall’Esecutivo dell’U.E. e sono: il modello ordoliberista e cioè di regolamentazione del mercato e l’attenzione verso le aree marginali dell’UE.

L’unico elemento di discontinuità è la sospensione, seppure temporanea, del Patto di stabilità.

Se riportiamo gli indirizzi che vengono dalla Commissione UE rispetto al contesto socio – economico italiano dobbiamo plaudire invece di essere critici. In questo caso il vincolo esterno non si traduce in tagli ma nel suo contrario.

Negli anni passati le occasioni rivenienti dall’adesione all’UE sono state sprecate per le operazioni clientelari fatte da Berlusconi e Renzi, non possiamo commettere per l’ennesima volta lo stesso errore. Bene ha fatto il Presidente Conte ad evidenziare nella conferenza stampa del 3 giugno u.s. che le risorse del Recovey Fund non sono un tesoretto che i governi possono utilizzare a proprio piacimento. Sono risorse che devono essere utilizzate nell’interesse di tutto il Paese.

I settori individuati per gli investimenti portano alle aree più disastrate dell’Italia, nello specifico il Mezzogiorno. Le politiche condotte negli ultimi decenni hanno allargato la forbice tra Nord e Sud. Gli interventi di politica economica e finanziaria miranti a risolvere le criticità con l’aiuto del solo mercato si sono rilevati fallimentari.

Oggi il Mezzogiorno è l’occasione da non sprecare dal quale dipende la ripresa economica e la crescita dell’intero Paese. L’effetto moltiplicatore di un euro investito al sud è di gran lunga superiore allo stesso euro investito nel centro nord. Come ha ricordato lo stesso Conte, richiamando indirettamente le analisi condotte dallo SVIMEZ, gli investimenti nel Mezzogiorno si traducono in una crescita della domanda interna nel nord Italia. In questi anni la crescita del divario tra Nord e Sud ha dimostrato che per quanto il sistema produttivo padano possa essere integrato nel sistema economico Mitteleuropeo non esprime totalmente le proprie potenzialità.

Il Mezzogiorno d’Italia storicamente ha sempre da ponte tra il Medio Oriente e la Mitteleuropa. Non si tratta di essere primi tra gli ultimi ma di essere primi tra i primi. Le indicazioni che vengono dalla Commissione UE circa l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund di fatto pongono l’accento sulle aree marginali dell’UE, i Mezzogiorni d’ Europa, ed è per questa ragione che il vincolo esterno in questo caso ben venga.

Le forze politiche che sostengono il Governo Conte sono le stesse che hanno contribuito ad eleggere la von der Leyen pertanto hanno il dovere di approvare in Parlamento un piano di rilancio del sistema economico nazionale coerente con le indicazioni che vengono dalla Commissione U.E.

In conclusione il dato che ho analizzato ha una rilevanza politica non indifferente, il Recovery Fund non solo attribuisce risorse secondo le necessità di ogni Paese ma mira a valorizzare tutte quelle risorse economiche e sociali ai margini di una UE tutta concentrata tra il Mare del Nord e il Po e lungo le rive del Reno. Con il Recovery Fund , la Commissione UE riconosce come leva di sviluppa e crescita la necessità di recuperare le aree poste al margine dei confini dell’Unione.

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