Il Paracetamolo va usato con cautela per evitare gravi danni al fegato.

di Redazione. Il paracetamolo, il principio attivo contenuto nella nota Tachipirina tanto per capirsi, e in una moltitudine di farmaci analgesici e antipiretici, largamente utilizzato per contrastare gli effetti del raffreddore e del mal di testa o per il trattamento del dolore acuto e cronico, dovrebbe esser usato con una maggior cautela. Stando a quanto scoperto da un’equipe di ricercatori dell’Australian Institute of Health and Welfare, che di fatto confermano i sospetti sollevati da precedenti ricerche internazionali, la sostanza può causare gravi danni al fegato.

Un soggetto che dovesse assumere quotidianamente delle dosi superiori ai 4 grammi sarebbe esposto a gravi conseguenze epatiche. I 4 grammi al giorno, spiegano gli autori che hanno visto i risultati del proprio lavoro pubblicato sul Medical Journal of Australia, sono equivalenti a 8 compresse da 500 mg, o sei compresse a rilascio modificato da 665 mg.

Lo studio degli esperti australiani ha preso spunto dall’esponenziale aumento dei casi di avvelenamento provocati da paracetamolo registrato nel paese negli ultimi 10 anni. Facendo un raffronto tra i dati relativi ai ricoveri ospedalieri registrati nel 2006/2007 e quelli del 2016/2017 è evidente che qualcosa è cambiato: i casi riconducibili ad un uso incauto del noto farmaco sono stati oltre 95mila, il 44 per cento in più. I farmaci con paracetamolo sono stati inseriti in cima alla classifica dei veleni per i quali le autorità sanitarie locali ricevono segnalazioni.

La ricerca, che non vuole una messa al bando del farmaco, utilissimo per far fronte a molteplici problemi, vorrebbe sensibilizzare gli utenti, portandoli ad un uso più consapevole dei medicinali. Le persone, infatti, assumono troppo paracetamolo perché, trattandosi di un farmaco venduto liberamente, lo percepiscono come sicuro.

L’assunzione di 4 o più grammi di paracetamolo al giorno può tuttavia causare danni anche gravi. Analizzando le cartelle cliniche di oltre 95mila pazienti i ricercatori hanno rilevato che “la patologia epatica tossica era presente in 1.816 pazienti”. Il numero, apparentemente contenuto, dovrebbe far suonare un campanello d’allarme, anche perché in costante aumento (+108 per cento durante il periodo di studio). Non mancano neppure i casi di decesso, ma per fortuna erano pochi e legati a un pesante sovradosaggio.

I ricercatori invitano le singole autorità nazionali a prendere delle opportune iniziative. Sarebbe auspicabile “di prendere in considerazione le restrizioni nelle prescrizioni e nelle assunzioni”, dicono i ricercatori. La Francia, anticipando l’annuncio, ha intanto obbligato i produttori a inserire sulle confezioni delle chiare avvertenze sugli effetti indesiderati che un sovradosaggio del medicinale più provocare sul fegato.

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