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Il mestiere del politico.

di Bianca Maria Catanese. E’ siderale la distanza che c’è tra il popolo e i “ricchi”, dove, in quest’ultima categoria, stanno grandi dirigenti di Stato (questi via via promossi fino alle alte cariche), manager di Stato (questi via via chiamati a dirigere, spesse volte malamente tanto da arrivare al fallimento, i grandi enti di stato), i grandi manager privati, i grandi finanzieri, ecc. Io faccio sempre una distinzione tra pubblico e privato: il privato è libero di pagare un proprio dipendente fior di milioni se lo ritiene elemento indispensabile al successo dei suoi affari (anche se, alla fine, questo denaro uscito dal portone, rientra poi dalla finestra, caricato sulle spalle dei consumatori). Tutt’altra cosa è il pubblico: gli emolumenti dei pubblici incarichi sono tutti sulle spalle del contribuente, sia che avvengano per avanzamenti di carriera più o meno meritati, sia che avvengano per nomina a dirigere enti pubblici. Una categoria a parte è rappresentata dalla classe politica che è sempre, dico sempre, ambigua, per una propria peculiarità. Il politico non ha vinto un concorso per occupare una determinata poltrona, non ha sostenuto un colloquio di lavoro, non ha sostenuto un esame per dimostrare le sue qualità. Il politico non deve dimostrare di avere capacità particolari se non quelle dialettiche, atte ad abbindolare il popolo per convincerlo a votarlo.Il politico rappresenta, soprattutto nella società italiana, quella zona grigia, spesso nebbiosa, fumosa del dire/non-dire, del fare/non-fare. Nessun politico è quello che dice di essere. Ne sono una riprova i vari salti della quaglia che ogni politico fa, pur di mantenere potere e status economico. Status economico che non è dato solo dagli emolumenti che percepisce, ma dalle varie regalie che riceve per aver fatto approvare una legge piuttosto che un’altra, o un emendamento piuttosto che un altro. Le regalie, a loro volta, possono essere date in denaro sonante (corruzione?) o in doni più o meno costosi (anche case e ville?), in facilitazioni per avviare le famiglie, spesse volte numerose perchè tanto loro si possono permettere il lusso di mantenerle nel lusso (mi si perdoni la ripetizione), dicevo per avviare le famiglie verso posti di prestigio e molto ben remunerati (che cosa fanno i figli di La Russa, che cosa hanno provato a fare i figli di Bossi, che cosa fanno i familiari di Alemanno, che cosa fanno i figli e i parenti tutti di tutti i vari deputati?). Per questo motivo, ad ogni tornata elettorale di qualsiasi tipo, c’è la corsa alla candidatura, con la speranza di acchiappare ognuno il proprio posto al sole. E poco importa se, una volta eletti o nominati, incontrando il popolo gli fanno gli sberleffi (Brunetta docet, ma anche Garnero Santanchè, anche Biancofiore, D’Alema, l’ormai scomparso Fini, Casini, ecc.). Gli sberleffi ce li siamo meritati, perchè non abbiamo preteso un cambio di marcia, perchè non ci siamo rifiutati tutti quanti di andare a votare!

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