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Il Coronavirus ha imposto lo smart working, così cambierà l’idea di casa. di Francesco Alberoni.

di Francesco Alberoni. Nessuno può prevedere il futuro però è possibile identificare delle tendenze che possono portare a certi risultati.
Non sono previsioni ma scenari, possibili sviluppi. È con questo spirito che indico alcuni campi in cui potrà indirizzarsi la nostra ripresa e la produttività.

Quando è stato inventato Internet avevamo tra le mani la più meravigliosa delle invenzioni. Avrebbe dovuto consentirci una trasformazione del lavoro e dello studio, è diventata il luogo dello svago, della chiacchiera, del facile erotismo. Avremmo potuto trasformare il modo di lavorare e di produrre, invece da decenni moltissimi impiegati maschi e femmine devono alzarsi presto, prendere treni e automobili, andare a chiudersi in palazzi e grattacieli di uffici, ritornare a sera e poi ripartire la mattina: un colpo sferrato alla coppia e alla famiglia.

In questo modo la città è cresciuta verticalmente, è diventata una città di grattaceli, mentre la provincia, che è sempre stata un mondo animato, vivo, pieno di frequentazioni sociali e culturali, si è svuotata. Le case delle nostre belle cittadine sono decadute.

Chi invece ha scelto di andare ad abitare nella grande città ha dovuto accontentarsi di un piccolo appartamento, ammobiliato in modo spartano, senza i preziosi oggetti che aveva la borghesia.

Gli altri sono diventati dei pendolari.

Ma con l’epidemia di Coronavirus è stato imposto lo smart working. Molte imprese continueranno ad usarlo anche in seguito e gli impiegati potranno lavorare a casa, che potrebbe rinascere come luogo di incontro e di lavoro, con un nuovo tipo di arredo, nuovi potenti strumenti informatici facili da usare, robot domestici, apparecchi sanitari miniaturizzati che consentono la telemedicina.

Forse la gigantesca città di grattaceli è giunta al suo apogeo. Questo non vuole dire che non si faranno più grattacieli ma che l’informatica offre un’alternativa.

La casa potrebbe tornare ad essere un settore dove si possono fare investimenti, non solo per adeguarla a norme, ma anche per creare ambienti più belli, magari con un una piccola serra o un piccolo giardino. Piccole cose ma utili per il benessere psicologico e le relazioni familiari.

Una risposta a “Il Coronavirus ha imposto lo smart working, così cambierà l’idea di casa. di Francesco Alberoni.”

  1. Nel periodo 2018-2019, il 33,8% delle famiglie non avevano computer o tablet in casa, la quota scende al 14,3% tra le famiglie con almeno un minore. Solo per il 22,2% delle famiglie ogni componente ha a disposizione un pc o tablet. Lo rileva l’Istat nella ricerca ‘Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi’.

    La percentuale di famiglie senza computer supera il 41% nel Mezzogiorno, con Calabria e Sicilia in testa (rispettivamente 46% e 44,4%), ed è circa il 30% nelle altre aree del Paese. Più elevata nel Mezzogiorno anche la quota di famiglie con un numero di computer insufficiente rispetto al numero di componenti: il 26,6% ha a disposizione un numero di pc e tablet per meno della metà dei componenti e solo il 14,1% ne ha almeno uno per ciascun componente. Lo rileva l’Istat nella ricerca ‘Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi’.

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