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Elementari e medie torneranno in classe il 7, le superiori l’11 gennaio.

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di Redazione. Ormai questo governo ci ha abituato alle sue riunioni notturne. Per cui la mattina appena ci alziamo, la prima cosa da fare è mettere la caffettiera a bollire e accendere lo smartphone per sapere in quale “zona” ci ritroviamo, se rossa, gialla o arancione!?

E così è avvenuto in questa nottata quando si è riunito il Consiglio dei ministri – un Cdm di fuoco su scuola e trasporti – che ha rinviato la riapertura delle scuole all’11 gennaio!

Riaprono comunque il 7 gennaio, dopo la pausa natalizia, gli istituti per 5 milioni di studenti dell’infanzia, delle elementari e delle medie ma per gli studenti delle superiori il governo, nel Cdm terminato nella notte, ha spostato la data del rientro in presenza (prevista alla vigilia di Natale per il 7 gennaio), all’11 gennaio perchè nel fine settimana si aspettano i monitoraggi rispetto agli indici regionali. Anche se sono numerose le Regioni che nel frattempo hanno emanato ordinanze per rinviare l’apertura delle scuole superiori al primo febbraio

Il Cdm notturno dà così il via libera all’ennesimo decreto anti-covid che dal 7 gennaio entrerà in vigore introducendo, tra l’altro, un Rt più rigido per la classificazione di rischio regionale: con Rt ad 1 si andrà in “zona arancione”, con l’Rt a 1,25 in “zona rossa”.

Oggi 5 e domani 6 gennaio, l’Epifania, tutta Italia in zona rossa.

Il weekend del 9-10 sarà “arancione” per tutta l’Italia, negli altri giorni fascia “gialla rafforzata”: dal 7 al 15 gennaio confini regionali chiusi, vietato spostarsi da una regione all’altra se non per motivi di lavoro, salute e urgenza. In tutto il periodo saranno consentite le visite ai parenti e agli amici ma soltanto due adulti, con la possibilità di portare minori di 14 anni.

ImmagineMa la domanda che ci tormenta è la seguente: è mai possibile che dopo un anno di pandemia ci ritroviamo punto e daccapo con i soliti problemi irrisolti?

La risposta potrebbe darla Conte salendo al Quirinale, oppure Renzi staccando la spina ad un governo che non ha saputo fare altro che aprire e chiudere il paese senza un “piano pandemico”, continuando a far finta che sia tutto normale e ribadendo a reti unificate che tutto andrà bene… madama la marchesa!

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11 Risposte

  1. Marco Co ha detto:

    La Scuola pubblica, come la Sanità sono un bene pubblico imprescindibile, ma c’è qualcuno che vorrebbe svenderlo ai privati, mai sia!

  2. Lina V. ha detto:

    Le scuole dovrebbero rimanere sempre aperte e mai chiuse. Anche col Coronavirus, anche d’estate…. sempre!

  3. Parsifal-Napoli ha detto:

    AZZOLINA dimettiti rendi un servizio al Paese

  4. CAOS ha detto:

    Intanto il Piemonte ha deciso che gli studenti delle scuole superiori torneranno il classe il 18 gennaio compatibilmente con l’andamento dell’epidemia

  5. Antonello Giannelli ha detto:

    Fatico a capire le motivazioni di questo tira e molla continuo tra Regioni e Governo.

    Come le loro visioni possano essere così distanti se si basano sugli stessi dati.

    Riprendere la frequenza il 7 o l’11 gennaio non cambia la situazione di contagi, scuole e trasporti.

  6. Teresa B. ha detto:

    Italia Viva è sempre rappresentato come il partito che crea problemi al governo ma ieri sera e’ andato in onda un teatrino imbarazzante non con Iv ma tra il Pd e il M5S.

    Una discussione infinita e un consiglio dei ministri che è iniziato alle 21 ed è finito quasi all’una di notte per discutere se aprire le scuole il 7 o l’11 gennaio. Il problema però è molto più serio: cioè se in questi mesi si è lavorato per permettere alla scuola di aprire in sicurezza.

  7. Renato LT ha detto:

    Oggi è semplicemente da «irresponsabili» permettere a Conte di continuare a fare danni e lo è ancora di più vendersi al nemico in cambio, nella migliore delle ipotesi, di un piatto di lenticchie.

  8. Alex ha detto:

    So bene che aprire una crisi di governo dagli esiti incerti in piena pandemia non è cosa che susciti applausi.

    Ma proprio perché siamo in pandemia dobbiamo recuperare velocemente efficienza e lucidità, meglio un ulteriore trauma e finire poi in mano a medici esperti che continuare una lenta agonia assistiti da dottori incapaci.

    Quando un’azienda va male, l’azionista cambia l’amministratore delegato e i manager, una squadra di calcio l’allenatore, un esercito il comandante in capo come è accaduto al nostro dopo Caporetto.

  9. Maria-TA ha detto:

    I nostri figli si erano preparati per il rientro a scuola.
    Dopo 2 mesi di blocco pensavamo che il ministro Azzolin. avesse sviluppato strategia per il trasporto e la permanenza in aula degli alunni.
    Invece a 2 giorni dal rientro scopri che non ha fatto un bel nulla.
    Complimenti!

  10. Nicola ha detto:

    Funziona così: un paio di giorni prima si riuniscono a Palazzo Chigi e verso l’una di notte decidono cosa dobbiamo fare il giorno dopo. Non solo scuola, ma su tutto, Conte in Bilico? Vai a capire cosa gira nella testa di Renzi!!!!!

  11. Ale Rico ha detto:

    L’ultima farsa si è consumata nell’ennesimo cdm carbonaro di ieri sera. Litigano sulla scuola a due giorni dalla prevista riapertura, si scannano sui trasporti che dovevano essere già sistemati quattro mesi fa, sfornano il provvedimento ponte per tenerci al guinzaglio un’altra settimana. Poi si vedrà: tornano le zone colorate, ma cambiano i parametri. Ci promettono un’area bianca di semilibertà, ma con le nuove soglie ideate dagli esperti, non ci entrerà nessuno: è l’ennesima carotina agitata davanti al muso dei conigli.

    Senza strategia
    Sullo sfondo di una crisi politica indecifrabile, viene a galla il peccato originale di un governo sgangherato. La cagione di un caos con il quale il virus c’entra poco. Il punto vero è che i giallorossi sono un ircocervo. Fratelli coltelli che si guardano con sospetto e rancore, tenuti insieme con lo sputo dagli artifici del Colle, dal timore – o dal disprezzo – della democrazia e dalla bulimia di potere.

    Affiora anche il limite fondamentale dell’approccio nostrano alla pandemia: l’assenza di una linea coerente, a sua volta specchio di quella strutturale frammentazione della maggioranza. Prima, scatenano la giostra delle indiscrezioni: i weekend in lockdown, il coprifuoco anticipato alle 20, per vedere di nascosto l’effetto che fa. Poi, si chiudono nel palazzo a litigare. Alla fine, per sopravvivere un altro giorno, convergono su una mediazione da morra cinese. Come sulle scuole: il Pd puntava al 15 gennaio, Iv e M5s al 7, accordicchio chiuso a metà strada per l’11. Più che un Consiglio dei ministri, il gran bazar di Istanbul.

    Record negativi
    È trascorso quasi un anno dalla dichiarazione dello stato d’emergenza e lo stato d’emergenza è ancora in piedi. Ma, per definizione, l’emergenza è ciò che “emerge” all’improvviso. E che, archiviata la sorpresa, s’impara a gestire con strumenti ordinari. Qui, invece, si naviga ancora a vista, sbandando di qua e di là. Non si è mai deciso dove fosse il punto di caduta tra salute ed economia. Non ci sono un provvedimento, una regola, un divieto, che rimangano uguali per più di due settimane. Le misure sono sempre più contorte, sempre più incomprensibili e, soprattutto, sempre più illogiche e ininfluenti sul piano della profilassi.

    Per tamponare il crollo del Pil, s’è andati avanti a piogge di bonus grotteschi. I ristori sono stati drammaticamente insufficienti. Sulle riaperture, sono sempre mancati scale di priorità e programmi di convivenza con il virus.

    Non parliamo del rapporto con la popolazione: ogni ripristino di un minimo sindacale di diritti civili viene spacciato per una generosa “concessione” del sovrano; si autorizza la gente a fare qualcosa (viaggi, shopping) e poi la si rimprovera se la fa; si minacciano schieramenti “massivi” di forze dell’ordine e si straparla di (illegittimi) controlli domestici post delazione.

    Il risultato di questo pasticcio è tragico ed evidente: record di morti, record di decrescita, record di imprese e partite Iva scomparse. Un Recovery plan imbarazzante. Un piano vaccini che è un fiasco annunciato. Un permanente conflitto di attribuzioni tra organi dello Stato, con il premier autocrate e il commissario predicatore che centralizzano le decisioni spettacolarizzabili, salvo scaricare sulle Regioni le patate bollenti. Così, si trascina la precipitosa fuga dalle responsabilità. Di ciascun errore, non si sa chi sia colpevole: le Regioni, i sovranisti, gli italiani?

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