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Gli Stati Generali di Conte, un progetto di rilancio per uscire dalla crisi.

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di Gerardo Lisco. Quando il Presidente del Consiglio Conte ha lanciato l’idea degli “Stati Generali” in molti hanno stigmatizzato l’iniziativa come perdita di tempo di fronte alle impellenti esigenze dovute alla crisi economica. Qualche opinionista si è spinto fino a rievocare gli Stati Generali convocati dal re di Francia Luigi XVI nel lontano 1789 ricordando al Presidente del Consiglio come essi furono propedeutici allo scoppio della Rivoluzione Francese. Esempio infelice dalla quale si evince la scarsa conoscenza della Storia delle Istituzioni politiche da parte di molti giornalisti e commentatori.

Gli Stati Generali convocati da Conte non hanno nulla di medievale, è una iniziativa che rientra a pieno titolo nei processi di partecipazione democratica e di negoziazione tra le parti sociali e il Governo che caratterizza i sistemi politici contemporanei.

Bene ha fatto Conte a mettere in campo una iniziativa di questo tipo. Bene ha fatto ad invitare il Presidente della Commissione UE von der Leyen, il Presidente della BCE Lagarde, la direttrice operativa del Fmi, Kristalina Georgieva, e il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurría. Fallito il tentativo di far passare il Presidente del Consiglio Conte come una sorta di sovrano medievale che esautorava il Parlamento eletto dai cittadini per circondarsi di un ulteriore organismo, seppure temporaneo, i media e le opposizioni sono passati a riferimenti molto più vicini a noi in ordine di tempo.

Con gli “Stati Generali” Conte è stato accusato di voler creare le condizioni per il commissariamento dell’Italia. Il quotidiano economico – finanziario Italia Oggi, privo di idee titolava “Agli Stati Generali va la TROIKA”. Sulla stessa linea: la Repubblica, il Messaggero, Linkiesta, Milano Finanza solo per citarne alcuni. E’ chiaro che di fronte ad evocazioni di questo genere, stando a un recente sondaggio, tre italiani su quattro non hanno capito cosa fossero e soprattutto a cosa dovesse servire la convocazione degli “Stati Generali”.

Scopo dell’iniziativa è stato quello di rafforzare l’Italia e il Governo nella trattativa con l’Unione Europea circa le soluzioni da adottare per uscire fuori dalla crisi. Aver invitato rappresentanti di Istituzioni come il FMI e l’OCSE ha avuto la funzione di comunicare al Mondo che l’Italia è pronta a fare sul serio nel senso che non vuole sprecare l’ennesima occasione per uscire da una crisi che l’emergenza COVID-19 ha solo aggravato ma che viene da lontano.

Con gli “Stati Generali” il sistema sociale ed economico italiano ha presentato se stesso al Mondo dicendo gli obiettivi che vuole raggiungere. L’Italia è in recessione da prima degli anni 90 e fino ad ora tutte le politiche messe in campo non sono state in grado di invertirne la tendenza. Sulla questione del declino industriale dell’Italia mi vengono in mente gli Atti del II Convegno Nazionale di Storia dell’Industria dedicato all’ascesa e al declino dell’industria italiana nell’arco che va dal 1985 al 2005. Atti del Convegno pubblicati da SinTesi nel 2008 con l’ introduzione dello storico dell’economia Lucio Avagliano.

Il declino economico dell’Italia è strettamente connesso all’allargamento della forbice che allontana sempre di più il blocco economico Tosco-Padano dal Mezzogiorno. Purtroppo bisogna prendere atto che la stragrande maggioranza dei media italiani, al di là della retorica di turno, non sono schierati a difesa dell’interesse nazionale ma degli interessi dei gruppi economici e finanziari che ne detengono la proprietà. A sostegno di quanto affermo è il dibattito surreale che ha tenuto banco sui media nazionali in questi giorni. Di seguito alcuni esempi.

La mancata firma dell’economista Mazzucato al documento presentato da Colau è stata utilizzata in modo strumentale per attaccare il Governo in nome e per conto delle solite lobbies e dei soliti gruppi di pressione invece di approfondire il cambiamento di paradigma culturale che la Mazzucato propone rispetto al progetto conservatore e neoliberista che la narrazione mainstream tenta ancora una volta di far passare.

Le interviste rilasciate da Ichino, ingenerose ed offensive verso quei lavoratori che hanno lavorato da casa utilizzando lo smart working, sono un altro esempio del servilismo dei media nei confronti del pensiero unico egemone e degli interessi che dietro quel pensiero si nasconde.

L’iniziativa del Governo Conte ha come scopo quello di indicare una via di uscita dalla crisi alternativa rispetto alle soluzioni fino ad ora adottate. Per fare questo il Governo ha bisogno di aprire l’Italia, di far uscire fuori le contraddizioni presenti nel sistema e di evidenziare come le forze conservatrici operano per tentare in tutti i modi possibili di condizionare le scelte del Governo fino al punto da auspicarne la sconfitta nella trattativa con l’U.E..

L’espressione massima del conservatorismo presente in Italia è il Presidente di Confindustria Bonomi. Solo per inciso l’attività imprenditoriale del neo Presidente di Confindustria è legata alla sanità privata. Non è molto difficile comprendere gli interessi che Bonomi rappresenta quando interloquisce con il Governo. Interessante è ciò che scriveva Avvenire qualche giorno fa quando titolava “Chi c’è dietro il Progetto per l’Italia di Bonomi”.

In conclusioni l’Italia per uscire dalla crisi ha bisogna di credibilità internazionale e nel contempo di coesione sociale. La convocazione degli Stati Generali ha avuto esattamente questo scopo e qualche primo risultato sembra averla raggiunta se tanto i Paesi del Patto di Visegrad quanto i Paesi Bassi hanno iniziato ad ammorbidire alcune posizioni. Bisogna capire che il processo di cambiamento in positivo dell’Italia passa solo attraverso la progressiva trasformazione delle politiche a livello di U.E. e fondamentale è il consenso che il Governo italiano riesce a costruire all’interno e in ambito internazionale per favorire il necessario cambiamento culturale che interessa il ruolo dello Stato, dell’U.E. , il rapporto con il mercato, quale welfare ed altro ancora.

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4 Risposte a “Gli Stati Generali di Conte, un progetto di rilancio per uscire dalla crisi.”

  1. Quel che è Stati è Stati: dieci giorni a gozzovigliare, diciamo le cose come stanno, risultati: non pervenuti. I grillini da Quarto Stato a Stati Generali, da classe dirigente a digerente: stuzzichini e champagne, roba per palati fini, quanto ai piddì, loro ci sono abituati. L’orgia del potere ha partorito la solita conferenza stampa sull’imperial-cartonato: parole, parole parole, caramelle non ne vogliamo più, la luna e violini dalli a Casalino. Tanti confronti, cioè banchetti, e proposte concrete una e una sola: se ne riparla a settembre.

    Quando, auspicabilmente, il paese sarà definitivamente steso e, dovesse ancora agonizzare, è pronta la seconda ondata made in virology. Si assiste a dibattiti surreali, Giuseppi: “Si potrebbe tutti quanti abbassare un po’ l’Iva”, il Pd: “No tu no, intanto facciamo la patrimoniale”. Fortemente indeciso a tutto, salvo che a durare, Conte ha finito le idee meravigliose; la preziosa ricerca bimbominkia di Colao cestinata senza neanche guardarla, i mugugni di Confindustria irrisi nel consueto stile alla cafona, in compenso largo spazio a giullari, guitti, istrioni e star da deep state, dagli archibugi Fuksas e Boeri ai professionisti della narrazione un tempo renziana come Baricco, fino alle coscienze artistiche, Guerritore, Tornatore: serenate a cura di Elisa, creazione di Caterina Caselli, che a questo punto dovrebbe avere, se c’è giustizia a questo mondo, l’estate rigurgitante di serate di piazza targate Pd e 5 Stelle lockdown permettendo, ma si sa che anche quello coi nemici si applica, coi compagni si interpreta.
    Intanto, fuori. Fuori Villa Pamphilj, monopattini assassini cinesi falciano passanti. Pregiudicati blindati (dal Pd) importano carne umana nell’assoluta impunità. La magistratura corrosa si scioglie nel suo stesso acido. La filiera produttiva nazionale, che per l’80% è piccola per noi, troppo piccolina per sopravvivere allo scempio dell’isolamento, si dissolve. L’assistenza di stato non si vede ma il presidente dell’Inps grillino dice che gli imprenditori sono dei lazzaroni abituati ad andar di schiena. Gli ipocriti globali del Black Lives Matter Antifà, cioè neobrigatisti diffusi, finanziati dai soliti burattinai, sfasciano statue e memorie passando già ai viventi. La Ue, nostra signora del sussidio e del tormento, si rimangia per l’ennesima volta le allettanti promesse. Stragisti islamisti ammazzano a fil di lama tre incolpevoli ed altrettanti ne feriscono, ma non è terrorismo anzi lo è ma figlio del disagio mentale. Ce ne sarebbe da preoccuparsi a questo mondo, ma alla nobiltà stracciarola degli Stati Generali intenta a rincorrersi tra urletti divertiti, che gli frega?

    Il paese sprofonda nella rassegnazione, non vede vie d’uscita, i cittadini non si scrollano di dosso una sindrome da isolamento che continua con altri mezzi ma nella stessa strategia, quella del terrore, dell’allarme, della dannazione per chi osa respirare; impossibile pensare ad una risalita in queste condizioni psicologiche. Ma a Conte che gli frega? Lui è qui per resistere, Mattarella non dà segni di vitalità, tutto pare scivolargli addosso, ha appena fatto un incredibile appello ad importare più clandestini, detti migranti, in assoluta consonanza con questo incredibile pontefice e c’è chi maligna: non è che ha voluto mandare un messaggio, continuate a difendere il Pd e le sue politiche oltre ogni limite, costi quel che costi? Magari no, ma, in assenza di alternative logiche, il sospetto è l’unica cosa che rimane. Dieci giorni di Stati Generali son volati, son serviti a perdere tempo per prendere tempo ma è ancora troppo presto per le ferie d’estate, tocca inventarsi qualche altra cosa come quando si faceva sega a scuola: morte di una nonna, gomme dal tram bucate, marziani, forse l’ultima è reclutare Greta e rilanciare l’allarme sul riscaldamento globale alimentato dal coronavirus alimentato dal riscaldamento globale. Se è vero che la luminare in treccine ha appena proclamato su Instagram, con la lucidità che la contraddistingue: “Si scopre che tutta la nostra società è solo un grande partito per nudisti”.
    È vero, il re è nudo ma se a dirlo è il re, non serve a niente. Greta è spogliata, Giuseppi è spogliato, chi ha avuto avuto, chi ha dato ha dato, tutto il potere non al popolo armato (di pazienza esagerata), ma al ministro chitarrista, Bella Ciao Gualtieri! In America buttano giù le statue dei padri della patria da Washington a Lincoln a, ultimo rimosso (da De Blasio, quello con figlia antifà) Roosevelt, in Germania tirano su quella di Lenin “pioniere della libertà e della democrazia”.

    La storia riscritta con l’LSD, ma ecco l’idea! Un bel rave party, che duri almeno una settimana, e dentro tutti: da Giuseppi a Di Battista, da Casarini a Casalino, da Cesare Battisti, guest star, a Christian Raimo, Jovanotti, Fiorella, svariati figli d’arte senz’arte né parte, Silvia Aisha, una gradita delegazione del governo venezuelano, il pilota Hamilton che giustamente grida alla discriminazione etnica guadagnando appena 120 milioni l’anno e, naturalmente, non può mancare Sergio Sylvestre, ugola nobile, ultima vittima del razzismo montanelliano. L’intendenza seguirà, come diceva Napoleone, quello che si credeva Giuseppi.

  2. Gli Stati Generali sono finiti, quasi dieci giorni di incontri per decidere il nulla. Intanto fuori da Villa Pamphili c’è il Paese reale…

  3. tante tante tante parole, ma i nodi da sciogliere sono sempre tantisimi e questo governo non è in grado di scioglierli

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