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Gli dei dello sport. Stanley Matthews

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di Alberto Sigona. STANLEY MATTHEWS (INGHILTERRA, 1915-2000) CALCIO. È stata forse la più forte ala (destra) di tutti i tempi dopo Garrincha, in grado, si diceva, di dribblare anche nello spazio di un penny. Matthews (primo giocatore ad essere nominato Baronetto) era un uomo squadra, un vero leader a tutto campo, che all’occorrenza poteva arretrare in difesa o spingersi in attacco. È stato il più longevo della storia (iniziò la carriera nel ’32, ai tempi di Meazza, e terminò nel ’65, ai tempi di Pelè; a causa della Seconda Guerra Mondiale perse 6 anni di professionismo), essendosi ritirato a 50 anni (peraltro in piena efficienza fisica), età incredibile anche ai giorni nostri, per un primato che sfida i limiti umani. A dispetto della sua figura leggendaria, il prodigio della natura Matthews militò in squadre di secondo piano, ovvero nel Blackpool (in A 380-17) e nello Stoke City (318-54), riuscendo a vincere solo una Coppa d’Inghilterra, proprio grazie a quella che fu definita la sua miglior prestazione in carriera. Nel 1956, all’età di 41 anni, fu il vincitore del primo Pallone d’oro. Un pilastro della storia del calcio, precursore assoluto del bel gioco, spesso desolatamente dimenticato in favore di nomi più altisonanti, Stanley Matthews è forse stato il più grande centrocampista di sempre dopo Liedholm, piazzandosi davanti a Schiaffino, L. Matthaeus, Kubala, Sindelar, Kopa, Luisito Suarez, Czibor e Gento.
Capace di non ricevere neppure un’ammonizione nell’intero arco della propria carriera, indossò la maglia della Nazionale inglese sino a 42 anni (record), giocando per i Leoni 54 partite (11 gol) dall’età di 19 anni.

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