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Gli dei dello sport. Ferenc Puskás

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di Alberto Sigona. FERENC PUSKAS (UNGHERIA, 1927-2006) CALCIO. Ferenc Puskas – probabilmente lo sportivo ungherese più grande di sempre – era una seconda punta molto tecnica e veloce, dotata di un eccezionale controllo palla al piede, di un dribbling niente male, di un notevole palleggio e soprattutto di un tiro incredibilmente forte e preciso, per una serie di qualità che gli hanno consentito di diventare uno dei primi 10 calciatori all time nonché uno dei bomber più prolifici della storia del calcio. Capace di segnare in ogni modo (anche su punizione e in acrobazia), era un attaccante molto versatile (capace di ricoprire anche il ruolo di regista), in possesso di una discreta fantasia, di una grande visione di gioco e di un ottimo senso tattico.
È stato per 12 anni (dal 1943 al 1955) una bandiera, anzi la bandiera per antonomasia dell’Honved di Budapest (341 presenze e 352 gol in A!, 4 volte capocannoniere), team con cui vinse 5 “Scudetti”, ma che avrebbe potuto trionfare ovunque se solo vi fossero state le manifestazioni odierne. L’Honved, infatti, al di là della retorica che in certi casi rischia di prendere il sopravvento sulla realtà, era una squadra mitica, che ricalcava quasi in blocco la Grande Ungheria che negli anni ’50 scrisse pagine epiche. Nella seconda metà degli anni ’50 avverrà un fatto che darà una svolta alla carriera di Puskas. Allo scoppiare della rivoluzione ungherese (1956) egli si trovava insieme a tutta la Honved in tournée in giro per l’Europa e la squadra decise di non tornare in Ungheria, sperando che la situazione complessa potesse finire da un giorno all’altro per l’entrata dei carri armati russi a Budapest; alcuni giocatori cercarono di fare emigrare clandestinamente anche le proprie famiglie: per questa diserzione tutti i giocatori ricevettero una squalifica di due anni da parte della UEFA e Puskás passò questo periodo tra l’Italia e l’Austria (complice anche il fatto che fosse circolata insistentemente la notizia della sua morte durante gli scontri). Nel 1958 fu quindi ingaggiato dal fortissimo Real Madrid. Per Puskas iniziava così una seconda vita, alla faccia di chi lo dava sul viale del tramonto. Con i blancos – in compagnia di leggende del calibro di F. Gento e soprattutto A. Di Stefano (con cui compose una coppia offensiva galattica) – vincerà in primis ben 6 Campionati di calcio spagnoli, 3 Coppe dei Campioni (in cui vanta 2 Titoli di capocannoniere) ed 1 Coppa Intercontinentale. Diviene capocannoniere del campionato iberico per 4 volte, realizzando solo nel campionato ben 157 gol in 182 partite. Nell’edizione della Coppa Campioni 1960 (la 5^ di seguito conquistata dal Real), nella qual finalissima gli spagnoli s’imposero sull’Eintracht Francoforte per 7-3, Puskás esondò, segnando 4 reti – cosa non riuscita a nessun altro calciatore nella storia della manifestazione – toccando l’apice della sua leggenda. L’asso magiaro segnerà altre 3 reti nella finale ’62 e 2 reti nella Finale di ritorno dell’Intercontinentale 1960 (prima edizione). Grazie alla sua permanenza al Real Madrid verrà naturalizzato spagnolo. Si ritirerà a ben 39 anni, mantenendo sino al tramonto della carriera un alto standard di rendimento. Le sue stagioni magiche (prendendo in esame i soli campionati di A) prolificamente parlando furono la ’47-’48 (32 presenze e 50 gol) e la ’48-’49 (30-46), mentre in Spagna non superò mai i 28 gol, pur mantenendo medie astronomiche, rapportate agli anni ed alla difficoltà del torneo, ed al fatto che non fosse una punta pura. Detiene assieme a Di Stefano il record di gol in Finali di Coppa dei Campioni (7). 41-36 è il suo score complessivo in questo Torneo. Occupa il 3° posto fra i calciatori con più gol nei vari campionati di A (533 presenze e 511 gol), il 2° fra i cannonieri seriali del Dopoguerra dopo un certo Pelè.
Giocò nell’allora fortissima Nazionale ungherese (un team entrato nella mitologia per via delle tante vittorie da fantascienza, come il 6-3 inflitto all’Inghilterra nel fortino di Wembley, che all’epoca veniva ritenuto inespugnabile) dal 1945 al 1956, segnando ben 84 gol in 85 incontri. I suoi 84 gol internazionali furono un primato (per gli uomini) fino al 28 novembre 2003, quando venne battuto dal calciatore iraniano Ali Daei (che chiuderà poi la carriera a quota 109 reti). Con Sandor Kocsis compose probabilmente il duo offensivo più letale di tutti i tempi, almeno per quanto concerne una Nazionale europea. Con la Nazionale dei magiari ottenne una Coppa Internazionale e soprattutto uno storico 2° posto nel Campionato del Mondo 1954, dando una lezione di calcio a tutti, in compagnia dei vari Czibor, Kocsis, Hidegkuti, Boszik, perdendo solamente in Finale contro la Germania Ovest. In quella partita, passata alla storia come “il miracolo di Berna”, emersero due dati: l’Ungheria era letale nei primi minuti ma non sapeva difendersi con ordine, era una squadra capace solo di attaccare. Splendidamente però. La Germania Ovest era invece pratica, tenace e ordinata, una squadra senza particolari punti deboli e con pochi punti di forza ed un livello tecnico che nemmeno avvicinava quello dei magici magiari. Puskás fece anche quattro apparizioni nella Nazionale spagnola, tra il 1961 e il 1962, ma senza segnare reti. Ai Mondiali vanta 4 gol. Giocò per la squadra olimpica che vinse la medaglia d’Oro nel 1952.

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