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Gli aumenti salariali derivanti dal taglio del cuneo fiscale sono “poca cosa”! di Gerardo Lisco

di Gerardo Lisco. Con il taglio al cuneo fiscale il Governo ha adottato un provvedimento a sostegno dei salari da lavoro dipendente con il quale opera una forma, seppur lieve, di redistribuzione della ricchezza a favore di quella parte della società italiana che ha pagato sulla pelle le politiche di austerità adottate a partire dalla crisi finanziaria del 2007 – 2008.

La riduzione del cuneo fiscale, in aggiunta a quella redistributiva, ha la funzione di stimolare la domanda e rientra tra i provvedimenti che il governo sta varando con lo scopo di stimolare la ripresa economica.

La riduzione del cuneo interessa i lavoratori titolari di un reddito compreso tra gli 8.200 € e i 39.000 € lordi l’anno. I lavoratori che beneficeranno di tale provvedimento sono 16 milioni ossia circa il 90% dei lavoratori dipendenti. Dai dati pubblicati sulla pagina web del M.E.F. per i redditi più bassi l’aumento previsto è di 100 € per decrescere progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento della soglia di 40.000,00 € l’anno. La cifra che il governo ha impegnato per finanziare questo provvedimento è di 3 miliardi di € per l’anno in corso e di 5 miliardi di € per il 2021. Queste cifre rispetto alla spesa pubblica complessiva che, tra spesa corrente, indebitamento e interessi sul debito pubblico, ammonta a 850 miliardi di euro non appare eccessiva.

Gli aumenti previsti per le singole fasce di reddito, pur se utili ai magri bilanci di milioni di famiglie italiane, assumono altro aspetto se raffrontati con la distribuzione della ricchezza in Italia che emerge dall’ultimo report della OXFAM, dal quale si evince che gli aumenti salariali rivenienti dal taglio al cuneo fiscale sono poca cosa.

La crescita della disuguaglianza fotografa la società italiana al 2018 ed è il risultato di anni di politiche di austerità, di riduzione della spesa pubblica per il sociale, di moderazione salariale e di riduzione dei diritti sociali.

Le politiche di riduzione della pressione fiscale spesso sono solo un’illusione ottica. La riduzione della pressione fiscale è il mantra che il pensiero unico neoliberale ha instancabilmente recitato in questi anni con effetti deleteri proprio sulle classi sociali più deboli da qui la necessità di capire la provenienza della cifra impegnata dal Governo per la riduzione del cuneo fiscale.

Se la cifra impegnata dal Governo è il risultato di ulteriori tagli alla spesa sociale gli effetti sull’intero sistema saranno praticamente nulli.

A beneficiare dei suddetti aumenti sarà quel mondo economico e finanziario legato alla messa sul mercato dei diritti sociali.

Se invece queste risorse finanziarie provengono da prelievi sui patrimoni e sui redditi di quella minoranza descritta dal report OXFAM saremmo allora in presenza di una reale redistribuzione della ricchezza nazionale a favore dei redditi medio bassi.

Questo aspetto non è irrilevante ai fini della credibilità del Governo Conte 2. Gli italiani si aspettano politiche in grado di incidere in concreto sulla redistribuzione della ricchezza. In questi anni le politiche perseguite hanno privilegiato sempre e soltanto le fasce sociali ricche. Uno degli strumenti adottati è stato proprio quello della riduzione della pressione fiscale giustificandola con l’idea, rivelatasi ampiamente errata, che se i ricchi pagano meno tasse investono il denaro risparmiato in investimenti produttivi. Ciò che gli italiani si aspettano da questo Governo, forse è più giusto dire da qualsiasi altro governo, è un cambiamento delle politiche fino ad ora adottate.

Il cambiamento che gli italiani si aspettano riguarda in primis il tema della giustizia sociale ed è sulle scelte in merito a questo tema che sarà possibile definire la politica del Governo Conte 2 di destra o di sinistra.

2 Risposte a “Gli aumenti salariali derivanti dal taglio del cuneo fiscale sono “poca cosa”! di Gerardo Lisco”

  1. Purtroppo, purtroppo, purtroppo, in Italia si sono alternati una miriade di Governi, tutti animati da ottime intenzioni che però non hanno prodotto un risultato quale:L’Adeguamento delle pensioni e delle retribuzioni al Costo della Vita.
    Non parlo di aumenti, parlo di ADEGUAMENTO che è una ipotesi molto diversa.
    La Ricchezza Nazionale deve essere redistribuita proprio con l’ADEGUAMENTO di pensioni e retribuzioni. Non ci sono citofonate che tengono, i risultati io non li vedo.
    Parole a miliardi, risultati con il contagocce si fa per dire.

  2. Poco taglio. Troppe tasse. e se fino a qualche anno fa non si arrivava a fine mese oggi lo stipendio non basta più neppure ad iniziarlo, il mese!

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