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Dimissioni Di Maio, Feltri: “Il dilettante molli anche gli Esteri”.

di Vittorio Feltri. È la fine di un bluff, di una montatura. Non deve stupire che Luigi Di Maio abbia ceduto le armi che non aveva, ma continua a sorprendere che egli, per lungo tempo, sia stato al timone del partito di maggioranza relativa. Come è possibile che un personaggio tanto modesto sia riuscito a salire al vertice, e a rimanerci fino a ieri, di un movimento che alle ultime elezioni politiche ha preso il 33% dei voti, è e resta un mistero. Mentre la sua caduta risponde alla logica: Gigino si è rivelato quasi subito incapace di gestire un gruppo imponente e perfino se stesso.

La sua esperienza ai piani alti del baraccone grillino si conclude nel peggiore dei modi, ma è stata coerente con la nullità culturale dell’ometto, troppo giovane e impreparato per dirigere una forza elettorale numericamente di rilievo. Se egli ha fallito tuttavia la colpa non è solamente sua.

I pentastellati ebbero successo perché predicavano contro l’euro, contro Bruxelles, e strombazzavano teorie sovraniste e populiste.

Poi, una volta conquistato il potere, hanno fatto dietrofront.

Hanno cominciato a rompere le palle col reddito di cittadinanza, si sono allineati ai precetti di Angela Merkel, si sono affidati a Giuseppe Conte, hanno introdotto l’abolizione della prescrizione. Insomma hanno sposato una linea opposta a quella che avevano dichiarato di perseguire in campagna elettorale.

Il pilota Di Maio, non in grado di manovrare neppure uno scooter, ha guidato la macchina contromano e inevitabilmente è andato a sbattere. Ora è ferito e rischia il decesso politico, secondo demerito. Tralasciamo di insistere sul salto della quaglia, dalla Lega al Pd, che di per sé era un tentativo di suicidio.

Tralasciamo le difficoltà di Luigino nella coniugazione dei verbi italiani. Tralasciamo le burrasche fiscali dei famigliari. Sorvoliamo per pietà su certi lati della sua personalità che lo rendono buffo. Non è bello infierire sugli sconfitti. Sussiste un problema.

Di Maio non è più un leader, e ciò è consolante, eppure egli non smette di essere un piccolo ministro degli Esteri di un grande Paese quale il nostro, che seguita a prendere dei granchi. Questa stagione caratterizzata dal dilettantismo e dall’improvvisazione deve chiudersi in fretta. Altrimenti sarà una tragedia. Avere un governo inferiore al livello medio dei cittadini è nocivo. O ci liberiamo in fretta dei poveri grillini oppure ci ritroveremo feriti o defunti in fondo al burrone.

3 Risposte a “Dimissioni Di Maio, Feltri: “Il dilettante molli anche gli Esteri”.”

  1. Di Maio ci lascia un reddito di cittadinanza da 7 miliardi all’anno che non ha prodotto un posto di lavoro e che il più delle volte è andato a finire nelle tasche sbagliate, una disoccupazione alle stelle e una totale mancanza di politica industriale prima ed estera poi, come dimostra la questione libica.

  2. Che Di Maio non sia più il capo dei Cinque Stelle è un problema – o una liberazione – che riguarda solo i grillini. Il nostro problema è che Giggino continua a essere il ministro degli Esteri!

  3. Provo simpatia per Luigino core e papà, e ritengo che chi lo ha mandato politicamente allo sbaraglio, dovrebbe farsi un profondo esame di coscienza. Era del tutto prevedibile che un’ottima persona sul piano Umano, ma politicamente acerba sul piano politico finisse così.
    L’esperienza oggi tenuta in pochissima considerazione, si acquisisce con gli anni e con la pratica.
    Nello Sport, nella medicina, …, in qualsivoglia settore di attività servono anni ed UMILTA’ per formarsi. L’UMILTA’ è quella che ti fa crescere. Un professore che ricordo con immenso affetto ci ripeteva “Arrampicatevi sulle spalle di un gigante e diventerete più alti di lui”. Se io salgo sulle spalle di un uomo di 2 metri diventerò più alto e vedrò più lontano.
    Rileggere Platone, Socrate,..giganti del pensiero permette a chiunque di entrare in contatto con una mente superiore e di potersi elevare ed attualizzare il pensiero.
    Giovani trentenni che sono per loro fortuna giunti al Parlamento pensano per questo solo fatto di essere detentori del verbo politico. Nulla di più fallace. Ogni giorno che passa se leggo i giganti del sapere, tocco con mano la mia pochezza intellettuale e culturale, mi sforzo di migliorare, ma questo miglioramento nel mio caso deve durare una vita se voglio capire qualcosa di quanto mi circonda.

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