Da Gutenberg agli ebook.

di Daniele Rielli. La parola libro deriva dal latino liber, sostantivo che in origine indicava la parte interna della corteccia dell’albero, una sottile pellicola utilizzata come una sorta di foglio. La scrittura arriva da lontano ma la sua storia può essere divisa in due grandi periodi grazie a uno spartiacque che ha cambiato la storia delle civilizzazioni umane: l’invenzione della stampa a caratteri mobili.

Il primo, lunghissimo, periodo della scrittura si sviluppa nell’arco di millenni e arriva fino al XV secolo, il secondo, detto talvolta anche quello della “civiltà della carta stampata” va dal XV secolo ai giorni nostri.

La scrittura risponde sin dalla sua origine al bisogno dell’uomo di tramandare il suo pensiero e di organizzare le proprie attività. Nel corso del tempo è apparsa su diversi supporti: dalle tavolette di argilla sumere ai papiri egiziani, dal volumen greco alla pergamena, fino alla nascita del codex, antenato del libro moderno. Il codex era composto da più fascicoli che venivano cuciti insieme e i suoi fogli erano scritti da entrambi i lati.

Dopo la caduta dell’impero romano nel V secolo d.C. un ruolo fondamentale nella conservazione e nella diffusione della parola scritta è ricoperto dai monasteri: ognuna di queste strutture ecclesiastiche disponeva di uno scriptorium, una sala dove i testi antichi venivano ricopiati e illustrati.

Col passare dei secoli cambiano anche le esigenze dei lettori: con la nascita delle università la produzione dei libri s’intensifica; la letteratura, pur rimanendo prevalentemente religiosa, comincia ad aprirsi anche ad argomenti di svago, e lentamente il volgare comincia, a partire dal XII secolo, a sostituire il latino.

A metà del Quattrocento avviene una rivoluzione culturale e tecnologica di enorme portata: l’invenzione della stampa.

Il primo libro stampato da Gutenberg, al quale viene attribuita l’invenzione, fu la Bibbia a 42 linee, destinata a diventare e rimanere il più grande bestseller della storia.
In quegli anni è attivo in Italia, nello specifico a Venezia, il grande tipografo Aldo Manuzio, inventore del formato tascabile e del corsivo italico.

A partire dal ‘500, grazie all’aumentare dell’alfabetismo, la stampa cominciò a diffondersi in maniera più capillare, e anche giornali e opuscoli cominciano ad avere una discreta diffusione.

Il Faust di Goethe, nella seconda metà XIX secolo, diventa il capostipite di una collana che pubblica opere dei più grandi autori della storia a un prezzo bassissimo: è nata così l’editoria tascabile moderna.
L’ultima rivoluzione nel campo dei libri è materia dei nostri tempi, e ancora una volta ad essere coinvolto è il supporto che utilizziamo per la lettura, che è diventato elettronico.
I testi diventano multimediali, la lettura può essere interattiva e in un rettangolo di non più di 15 centimetri di altezza può essere contenuta una quantità di libri prima semplicemente impensabili. Diventa così possibile andare in vacanza con un’intera biblioteca, senza per questo dover affittare un aereo-cargo.

Ad oggi libro digitale e cartaceo convivono e una parte di noi pensa che le cose non cambieranno: sono troppi gli estimatori dei libri tradizionali, delle pagine da sfogliare manualmente e dell’odore della carta, senza contare poi della soddisfazione di riporre un libro nella nostra libreria dopo averlo letto.

Può darsi però che i sumeri pensassero qualcosa di simili a proposito delle tavolette di argilla.
Articolo segnalato da Francesca Marra

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