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Crescere un bambino… senza un lavoro!

di Loredana Lo Monaco. In questo periodo di crisi, credo sia una situazione comune a molte famiglie. Io stessa, quasi due anni fa, mi sono ritrovata incinta con un contratto a 6 mesi, che sarebbe scaduto prima che potessi andare in congedo obbligatorio… e a mio marito che scadeva anche prima del mio. E allora cosa fai? Abortisci? Non posso negare di averci pensato, seppure a malincuore: io desideravo un altro figlio, una femminuccia, dal momento che avevo già due maschietti, ma come avrei fatto a comprare pannolini, omogenizzati, latte artificiale, se non fossi riuscita ad allattare (avendo già un allattamento fallito alle spalle) e nessuna speranza di trovare un lavoro, né per me, né per mio marito? Il mio primo impegno è stato informarmi, per capire come evitare di fallire un altro allattamento, ed in questo internet è stata una risorsa insostituibile: non avrei saputo come fare, senza! Anche perché tramite il web ho potuto rendermi conto dell’esistenza di un modo “alternativo” e più “ecofriendly”, ma soprattutto più salutare per il piccolo e meno dispendioso per la famiglia. Senza attrezzature costose, pannolini e baby food. A partire dall’allattamento a richiesta, l’igiene naturale infantile (o EC) e la marsupioterapia (babywearing), e poi anche l’autosvezzamento (alimentazione complementare a richiesta) mi sono sembrate il modo più naturale per accudire un neonato. Mia figlia ha ora 14 mesi, prende ancora il mio latte, mangia con noi e non porta il pannolino da quando aveva 2 mesi e mezzo… Certo non è stata una passeggiata, ma chi ben comincia, è a metà dell’opera!

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