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Coronavirus. Italiani in caserma e francesi al mare per la ‘quarantena’! di Attilio Runello

di Attilio Runello. Il coronavirus ha destato molte preoccupazioni in buona parte degli italiani. Nonostante gli appelli delle istituzioni che parlano di situazioni sotto controllo le dichiarazioni della Organizzazione Mondiale della Sanità che parla di alto livello di pericolo hanno generato il panico. Nei social c’è chi cerca di sdrammatizzare ricordando che in fondo muore solo il tre per cento dei colpiti dal contagio. 
I giornalisti non sanno ancora bene quale “racconto” devono fare. Quello degli italiani che nei casi di emergenza danno il meglio di se stessi? Quello dei ricercatori che sono riusciti a isolare il virus in quarantotto ore? Oppure quello degli italiani che non riescono a controllare nemmeno la temperatura alle persone che entrano in Italia?

La Farnesina ha organizzato il rientro degli italiani presenti a Wuhan. Al rientro vanno in quarantena nella caserma di Cecchignola.

Ma che cosa avviene negli altri paesi?

Come riportato da un comunicato ANSA non sono solo gli italiani ad aver isolato il virus. Prima di noi lo hanno fatto i cinesi, gli australiani, i francesi.

Francesi, tedeschi, inglesi, spagnoli australiani ed americani sono andati a prendere i propri connazionali nella zona di Wuhan in Cina. Nessuno dei francesi, tedeschi e spagnoli ha detto che spettava all’Unione europea. E questa volta non lo abbiamo detto nemmeno noi.

Questi paesi hanno deciso di tenerli in quarantena al rientro. In quarantena ma dove?

La Germania con un volo militare ha rimpatriato 124 persone, ospitate nella caserma di Gemersheim.

La Spagna ospita i suoi ventisette cittadini nell’ospedale militare di Madrid.

Gli ottantasette cittadini britannici soggiornano nell’Harrowe Park Hospital, vicino Liverpool.

Gli americani in una base dell’aeronautica militare e gli australiani in una struttura di un’isola, che in passato ospitava gli immigrati.

E i francesi? I francesi offrono un albergo sul mare, in una amena località turistica vicino Marsiglia. E non è il modo migliore per trattare i connazionali?

Anche perché non ci è chiaro perché i connazionali rientrati con viaggio organizzato dalla Farnesina devono stare in quarantena, e tutti quelli che rientrano con mezzi propri non sembrano essere stati oggetto di alcun controllo.

4 Risposte a “Coronavirus. Italiani in caserma e francesi al mare per la ‘quarantena’! di Attilio Runello”

  1. Cresce l’allerta internazionale per la diffusione del coronavirus cinese. L’Oms, finora piuttosto cauta, ha parlato di «rischio elevato a livello globale», possibile preludio allo stato d’emergenza internazionale. Le vittime al momento sono soltanto in Cina, ma in continua crescita: almeno 81, il primo a Pechino. E soprattutto le cifre del contagio sarebbero già da capogiro, 44’000 casi soltanto a Wuhan, secondo esperti di Hong Kong.

    Ad oltre un mese dalla comparsa della malattia, le misure straordinarie adottate finora dal governo cinese non sono ancora riuscite ad invertire il cammino del coronavirus. Le persone infettate in tutto il paese continuano a crescere e nuove stime provenienti dall’epicentro sono impressionanti.

    Un team della facoltà di medicina di Hong Kong, che sta lavorando alla mappa dell’epidemia, ha tracciato uno scenario da incubo nelle principali città cinesi, affermando che a Wuhan ci sarebbero «già 44’000 contagi». Con un picco, atteso tra fine aprile e inizio maggio, che potrebbe vedere i casi di contagio aumentare ad un ritmo di 150’000 al giorno nelle principali metropoli, da Pechino a Shanghai.

    Anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha confermato che il rischio a livello mondiale è «elevato» e in settimana si riunirà per valutare se dichiarare lo stato di emergenza internazionale. Una brusca correzione di rotta, rispetto ai giorni scorsi, che è stata spiegata dall’organismo dell’Onu come un semplice «errore» di comunicazione. Ma che è stata letta anche come un tentativo di rimediare ad un eccesso di cautela. Sull’onda, probabilmente, delle critiche ricevute al tempo dell’epidemia di influenza suina, nel 2009, quando l’Oms proclamò un’emergenza pandemia che poi si rivelò infondata.

    Al momento l’origine della malattia resta un rebus. I ricercatori hanno diffuso le prime immagini del coronavirus, trovato in 33 campioni di animali selvatici del mercato di Wuhan, da cui si riteneva fosse iniziata l’epidemia, il 31 dicembre scorso. Tuttavia ora si è scoperto che, secondo quanto riporta la rivista scientifica The Lancet, il primo caso di infezione risale al primo dicembre e la persona contagiata non era stata in quel mercato.

    In Cina intanto proseguono i controlli a tappeto per individuare potenziali infetti. Dopo aver isolato decine di milioni di persone nell’area di Hubei, il governo ha deciso di prolungare le vacanze del Capodanno lunare fino al 3 febbraio, per limitare i flussi della popolazione. Per dare un segno tangibile di presenza, il premier Li Keqiang ha visitato a Wuhan, focolaio dell’epidemia, ormai stremata dopo cinque giorni di quarantena. In città fervono i lavori per completare due nuovi ospedali in tempi record e sono attesi altri mille medici per dare una mano al personale locale.

    Sul fronte internazionale, l’Ue ha fatto il punto della situazione riunendo il comitato di sicurezza sanitaria. La Mongolia ha chiuso le frontiere con la Cina, ed anche le scuole, mentre l’ombra del coronavirus si è affacciata per la prima volta in Africa con un caso sospetto in Costa d’Avorio, uno studente rientrato da Pechino. Negli Stati Uniti, dove i casi di contagio sono saliti a cinque, Donald Trump ha offerto a Xi Jinping «ogni aiuto necessario», ma allo stesso tempo sta lavorando all’evacuazione dei suoi connazionali da Wuhan. Analoghi piani sono stati predisposti anche dalla Francia, che nei prossimi giorni farà partire un ponte aereo diretto da Wuhan, con quattordici giorni di quarantena al rientro. Anche la Germania sta valutando di far rientrare i suoi.

    Il rientro via aereo è tra le opzioni su cui sta lavorando anche l’Italia, che in un primo momento aveva ipotizzato un trasferimento via terra in una provincia vicina. In ogni caso, l’ambasciata a Pechino e l’Unità di Crisi della Farnesina è in contatto costante con i circa 60-70 connazionali che si trovano a Wuhan per fornire loro ogni assistenza. Se poi alcuni di loro decidessero di rientrare, il ministro della Salute Roberto Speranza ha spiegato che si «valuteranno le modalità per garantire la loro salute e quella delle altre persone».

  2. “non ci è chiaro perché i connazionali rientrati con viaggio organizzato dalla Farnesina devono stare in quarantena, e tutti quelli che rientrano con mezzi propri non sembrano essere stati oggetto di alcun controllo.”
    Invece è chiaro e semplice, tutte le persone che vengono in italia dalle zone contaminate devono andare in quarantena, quelle, invece, che attraverso altre nazioni raggiungono l’italia sarebbe spettato alle nazioni di primo arrivo bloccarle. Io in questo momento mi preoccupo di più delle morti sul lavoro che nella media sono TRE al giorno, oggi degli operai che sono andati al lavoro questa sera tre non torneranno a casa.
    un saluto roberto b

  3. Noi siamo i vassalli dell’Europa, dell’America, della Cina e dell’Africa. Siamo lo zero assoluto, ma i nostri politicanti si sentono dei giganti, fanno la voce grossa in terra patria e appena mettono lo zampino oltralpe si “APPECORANO” ai piedi di tutti: sono lo zerbino del mondo intero!

  4. E’ impietoso molto impietoso, paragonare l’Italia alla FRANCIA ed alla Gran Bretagna. Due Paesi molto diversi dal nostro. La sola genialità italica è insufficiente.
    Quando lo capiremo NOI in primis lo faremo capire ai nostri governanti che non governano molto, il grosso delle decisioni lo prende la UE ma a molti nostri compatrioti non è ancora chiaro.

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