Continua la grande fuga dal sud: benvenuti al nord!

La spinta al flusso migratorio del Belpaese arriva dal basso, dal profondo sud del mondo. L’Africa spinge in Italia migliaia di immigrati, gli italiani del meridione migrano al nord, e gli italiani del settentrione vanno nel nord Europa in cerca di miglior fortuna. E, guardando al prossimo futuro, si teme l’effetto ‘desertificazione-spopolamento‘ per le aree del Mezzogiorno. Dal 2012 al 2065, infatti, è previsto un calo di 4,2 milioni di persone nel Sud, a fronte di un aumento di 4,5 nel Centro Nord. La popolazione del Mezzogiorno sul totale crollerà dal 34% di oggi al 27,3%. Di questi, il 53% di quelli che ‘spariranno’, oltre 2 milioni, avrà meno di 44 anni, ”decimando ” le Regioni del Sud ”della componente più vitale, prolifica e produttiva”. Tra il 2001 e il 2011 ha lasciato le Regioni del Meridione diretto al Centro-Nord oltre 1,3 milioni di persone, di cui 172 mila laureati. Mentre 180mila italiani, di cui 20mila laureati, sono emigrate all’estero. E’ quanto emerge dal Rapporto Svimez 2013 sull’economia del Mezzogiorno, nel quale si rileva che sono in continuo aumento i laureati che lasciano le Regioni del Sud (dal 10,7% del totale del 2000 al 25% del 2011). Regioni nelle quali, tra l’altro, si concentra il 60% di chi, negli ultimi cinque anni, ha perso il lavoro per colpa della crisi, pur essendo presente appena il 27% degli occupati italiani, e nelle quali risiede oltre la metà dei cosiddetti ‘neet’, giovani che non studiano, non lavorano e nemmeno cercano un lavoro. Degli oltre 500mila posti persi tra il 2008 e il 2012, infatti, ”ben 301mila” riguardano residenti nel Mezzogiorno. I disoccupati al Sud sono passati da 978 mila del 2011 a 1,281 milioni del 2012, per un tasso di disoccupazione che sale dal 13,6% al 17,2%, mentre Svimez stima un nuovo balzo della disoccupazione al 18,8% nel 2013 (valore più del doppio del 9,1% nel Centro-Nord) e al 19,1% nel 2014. Nel quadro tracciato da Svimez si ricorda anche che negli ultimi cinque anni (dal 2007 al 2012) al Sud le famiglie povere sono aumentate del 30%, parti a 350mila nuovi nuclei. Insomma, altro che unità d’Italia, dopo anni di crisi economica e di mal governo ci ritroviamo con un’Italia non solo s-finita, ma che rischia di finire in pezzi. Per il momento è solo divisa in due: Nord e Sud!

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