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Conti pubblici: passa la linea Mattarella-Conte-Tria.

di Redazione. Tra sbarchi più o meno mediatici dei migranti, l’Italia sembra aver perso la bussola. Ma l’immigrazione, purtroppo, non è il solo problema che affligge il paese. Sul tavolo resta la procedura d’infrazione minacciata dall’Europa e l’assestamento dei nostri conti pubblici.

“Noi crediamo che la procedura di infrazione non abbia ragione di essere aperta”. Così è intervenuto il capo dello Stato spiegando che “il disavanzo di bilancio in Italia è passato dal 2,4 al 2,1 tra il 2017 e il 2018, l’avanzo primario è passato dall’1,4 all’1,6: e sono dati di trend positivi per i conti pubblici”. Inoltre “vi è una condizione di base di economia italiana di grande solidità, non a caso l’Italia è la terza economia dell’Ue ed è la seconda manifattura d’Europa. Credo il governo stia presentando ciò alla Commissione Ue per dimostrare che i conti saranno in ordine, le indicazioni sono rassicuranti e non vi sia motivo per aprire una nuova infrazione”, ha concluso Mattarella.

Ed in effetti il Consiglio dei ministri ha varato il disegno di legge per l’assestamento di bilancio proprio nella direzione indicata dal Presidente della Repubblica. Con questo provvedimento il governo certifica un andamento dei conti pubblici migliore delle aspettative e punta a convincere i partner europei a non far partire la procedura d’infrazione.

Ma né Matteo Salvini, né Luigi Di Maio hanno preso parte al vertice. Anche perché, insieme al ddl, è stato approvato un decreto salva-conti da 1,5 miliardi di euro difficile da digerire per i due vicepremier, ma benedetto da Sergio Mattarella.

Il decreto congela i fondi residui che non sono stati spesi per il reddito di cittadinanza e quota 100, andando incontro alla richieste della Commissione europea per quanto riguarda il 2019. Tali risorse verranno usate per abbassare il deficit, non per finanziare la flat tax (come avrebbe voluto la Lega) o per il salario minimo garantito (come avrebbe voluto il M5s).

Nel testo è scritto infatti che i risparmi «costituiscono economia di bilancio e sono destinati al miglioramento dei saldi di finanza pubblica».

Nella trattativa con l’Europa il governo ha “scelto” di mettere nero su bianco minori spese e maggiori entrate, che porterebbero il deficit al 2,1-2,2% del Pil secondo quanto annunciato dal Tesoro.

La “ricetta” si basa sul contenimento delle uscite, blindato con il decreto su reddito e quota 100; e sui maggiori introiti per le casse dello Stato derivanti dalla fatturazione elettronica (che peraltro è un provvedimento targato Pd) e dai dividendi di Banca d’ItaliaCassa depositi e prestiti e altre partecipate pubbliche.

Il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, oltre ai due miliardi già congelati nell’ultima manovra, per far calare il deficit si erano detti pronti ad usare anche i soldi non spesi per le due misure simbolo del governo gialloverde.

Quindi in Consiglio dei ministri è passata la line-Mattarella. Ma, purtroppo, non finisce mica qui. Per evitare la procedura occorrerà offrire garanzie anche sul 2020, compito da affrontare in autunno con la prossima legge finanziaria.

Una risposta a “Conti pubblici: passa la linea Mattarella-Conte-Tria.”

  1. “Sono pronto a fare la legge di bilancio, anche in deficit, se crea centinaia di migliaia di posti di lavoro”.

    Lo ha detto il Premier politico dei 5 stelle, il vicepremier della presidenza del consiglio, il Ministro del Lavoro, il Ministro dello Sviluppo economico; si, ex Steward dello stadio San Paolo, Luigi di Maio. A Taranto, al tavolo istituzionale permanente sull’ex Ilva, ha sottolineato come si debba intervenire sul cuneo fiscale.

    “Se togliamo un po’ di tasse dagli stipendi, a lavoratori e imprese, si generano posti di lavoro”.

    Orbene “se crea”, dice il Nostro, si insomma sennò ciccia?

    Quel tagliare ‘npo’ di tasse poi sarebbe il modo per ridurre la spesa pubblica e far trovare alle Imprese quelle risorse per fare spesa in conto capitale? Proprio quella spesa che non vogliono fare, perchè quello che arriverà in più nelle tasche di chi lavora sarà del tutto insufficiente a recuperare il reddito perduto, con la crisi, per fare la spesa?

    Sicuro, sicuro?

    Essipperchè, mi risulta come la crescita si faccia con la spesa aggregata, non con la produzione nè con il lavoro.

    Essì, così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa.

    Conciossiachè, tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, crea lavoro e lo remunera, remunerando Tutti.

    Tutti, nessuno escluso!

    Quando gli aggregati – spesa per investimenti, spesa pubblica, spesa privata – non possono/vogliono farla, la spesa si disgrega e finisce tutto in vacca.

    Si, insieme al disperante deficit che diventa debito!

    Prosit.

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