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Congresso delle famiglie? di Antonello Laiso

di Antonello Laiso. Si è da poco svolto a Verona il Congresso delle Famiglie, manifestazioni contro l’aborto, contro l’omosessualità (considerata una malattia da curare), contro quella famiglia di fatto non schematizzata tra una coppia di sesso diverso.

Una crociata stile medioevale che si schiera per l’abolizione di diritti non solo acquisiti in anni di battaglie di referendum e di lavori politici, uno schieramento ai progressi del nostro modo di vivere, al nostro modo di agire al nostro modo di vedere la realtà, quella realtà che ha mille colori.

Una manifestazione contro diritti di non uniformarsi schematicamente a concezioni medioevali lì dove il tutto era peccato, ovvero quel tutto che non si equiparava a concezioni in particolar modo della Chiesa cattolica.

“Non si può ritornare a pensare alla famiglia come nel Medioevo: Ognuno può amare chi vuole e come vuole, nel rispetto del buon senso, l’amore non può avere regole confini e barriere, esso come definì Dante è l’unione dell’ anima e della cosa amata, tale unione può essere, come lo è stato, regolamentata, ma non può essere vilipesa da opinioni terrene di chi vede nella luce del sole quelle macchie d’ombra che non esistono.

La capacità di provare amore è innata, l’amore è associato ad una sensazione di appagamento dei sensi e dello spirito. Chi siamo noi per giudicare un qualcosa che viene demonizzato a peccato da taluni? E se tale fosse visto come peccato, siamo anche noi nel diritto di vedere parimenti alcune concezioni come peccato.

Tutto quello che viene fatto con la percezione volontaria e personale della nostra coscienza non può essere additato a quel male immaginario.

Il peccato è il proibire contro la propria volontà un qualcosa fatto senza quel dolo immaginario intravisto. Come si fa a sentenziare cosa sia il male e quale in tutti i casi sia il peggiore? Come si fa ad infliggere sentenze sia pur morali di un qualcosa che non si allinea ad altri modi di concepire e vivere la propria vita? Tutto ciò ci ricorda e riporta in un’epoca autoritaria.

Dobbiamo avere il diritto, oltre che di Legge, anche quel diritto soggettivo non scritto in nessuna legge di poter esprimere ciò che ci vediamo di fronte, ciò che noi siamo, il contrario sarebbe una volontà sottomessa.

La Famiglia è, e deve restare, al centro della nostra vita pulsante, al centro di quella dovuta importanza che da sempre occupa, ma non possono essere ghettizzate, stigmatizzate o umiliate persone che non rispettano quelle schematiche e rigide concezioni di una volta. L’aborto, le unione gay non sono solo diritti acquisiti da mantenere, ma sono forme di civiltà e di libera scelta che ci accomunano a tutte quelle norme Europee li dove tali diritti vigevano da anni prima di noi, il medioevo può esistere solo nelle favole.

Non peccano affatto coloro che peccano per amore.

Il peccato è talvolta il solo pensare che esso sia peccato.

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