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Ciao Pietruzzu.

di Redazione. Pietro Anastasi, “U turcu” per le sue origini meridionali, “Pietruzzu” per amici e tifosi, ci ha lasciato. Il numero “nove” della Juventus e della Nazionale a cavallo degli Anni 60 e 70 se ne è andato venerdì scorso. Aveva 71 anni e si è spento a Varese dopo una lunga malattia. Simbolo del riscatto di tanti meridionali migrati al Nord in cerca di fortuna, nella Torino della Fiat e degli Agnelli, idolo dei tifosi bianconeri e protagonista in azzurro, giovanissimo, del trionfo agli Europei 1968 (suo uno dei due gol nella ripetizione della finale con la Jugoslavia), Pietruzzu perse la partecipazione al mitico Mondiale 1970 in Messico a causa di un banale incidente prima della partenza: fu operato d’urgenza ai testicoli dopo aver ricevuto per scherzo un colpo al basso ventre dal massaggiatore della Nazionale di Valcareggi.

Cresciuto nella Massiminiana, club della sua Catania, ed esploso a Varese, si rifece alla grande con la Juventus vincendo 3 scudetti (1972, 1973 e 1975) prima di passare all’Inter nello scambio con un altro reduce messicano, Boninsegna, che fu convocato nel ’70 proprio al posto dell’infortunato “U turcu”. Chiuse la carriera ad Ascoli, segnando proprio alla Juve e a Zoff il centesimo dei suoi 105 gol in Serie A (su 338 gare complessive). In Nazionale ha invece totalizzato 25 presenze, con 8 reti.

I funerali si terranno oggi, lunedì alle 15.30 a Varese, la camera ardente allestita in Comune domenica dalle 10 alle 17 e lunedì dalle ore 9 a Palazzo Estense.

Da Borgonovo ad Anastasi, passando per Giovanni Bertini – scomparso lo scorso novembre- sono solo gli ultimi decessi di ex calciatori ammalati di Sla.

Pietro Anastasi è morto di Sla e ha scelto lui quando andarsene con la sedazione assistita. È Gianluca, uno dei figli dell’ex calciatore, a raccontare gli ultimi momenti del padre. La diagnosi della malattia tre anni fa, dopo un intervento per rimuovere un tumore all’intestino. “Gli ultimi tre mesi sono stati devastanti per lui e giovedì ha chiesto la sedazione assistita per poter morire serenamente”, ha dichiarato il figlio dell’ex bomber.

La sclerosi laterale amiotrofica è stata definita “malattia professionale” dei calciatori da Raffaele Guariniello, magistrato piemontese che ha condotto uno studio illuminante su 24 mila calciatori italiani delle tre leghe professioniste dalla stagione 1959-60 al 1999-2000. Le ricerche emerse sul nesso tra calcio professionale e aumentata possibilità di contrarre la Sla sono inquietanti: per gli ex calciatori professionisti il rischio di ammalarsi di Sla è due volte superiore rispetto al resto della popolazione; sei volte in più nella sola Serie A.

Una conseguenza del mestiere, un problema reale accertato da 32 casi nel calcio italiano, mentre le istituzioni calcistiche tacciono inermi. Oltretutto, gli studi di Guariniello hanno goduto di scarso credito in Europa. In tale clima di indifferenza, il magistrato torna a puntare il dito contro le istituzioni calcistiche europee e italiane, affinché diano in seguito alle sue ricerche ed indagini sul collegamento tra calcio e Sla. “Peccato non aver mai incontrato un pentito su questo fronte. La mafia li ha, il calcio no”: parole dure dello stesso Guariniello rilanciate dal Corriere della Sera. Un muro di silenzio ed omertà che tiene in ostaggio la verità sulla questione.

4 Risposte a “Ciao Pietruzzu.”

  1. Caro Pietruzzu, non ti scorderemo mai, ci hai fatto sognare con i tuoi gol e da bambino la tua maglia era il mio pigiama da notte con il mito numero Nove!

  2. Era impossibile non volergli bene, era un simbolo di tutti ed un grande amico. Voglio ricordarlo con un sorriso. È stato un onore poter giocare con lui e poterlo frequentare. Aveva tanti valori umani, era un grande giocatore. Nell’ultimo periodo non l’ho sentito spesso e me ne dispiaccio

  3. È stato il mio compagno di camera, riusciva a darmi tranquillità per affrontare una sfida dura. È stato l’uomo simbolo degli anni 70, era un mondo diverso, non paragonabile a quello di oggi. Era un grande uomo. Il mio gol di tacco? Il cross era di Anastasi, lo ricordo bene. Era una persona che ti incitava e ti instradava, è stato davvero importante nella mia vita, come uomo e come amico. Niente minuto di silenzio? Non sono domande da porre a me, il mio minuto di silenzio è iniziato venerdì alle 11 quando sono stato informato della sua scomparsa.

  4. È vergognoso che ad Anastasi non sia stato tributato un minuto di raccoglimento su tutti i campi della Serie A. C’è davvero grande amarezza

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