Chi salverà l’Italia?

Il Cavaliere non molla, altro che passo indietro come gli ha mandato a dire Guglielmo Epifani. Durante le riunioni ad Arcore con i dirigenti del Pdl e con la sua famiglia, la questione centrale è quella di attendere ‘un segnale’ da parte del Quirinale e dell’alleato di governo, il Pd. Tale segnale dovrebbe ovviamente andare nella direzione di “fare qualcosa” per evitare l’accantonamento politico dell’ex presidente del Consiglio. Berlusconi insiste sul poco tempo a disposizione e fa capire di essere pronto a tutto. Anche a far saltare il Governo Letta e andare ad elezioni anticipate. E di tempo Berlusconi ne ha davvero poco. La giunta per le immunità del Senato ha già comunicato al Cavaliere l’avvio della fase istruttoria relativa alla sua decadenza dal mandato di parlamentare. Da quel momento Silvio Berlusconi avrà venti giorni di tempo per difendersi presentando memorie o controdeduzioni. Il relatore Antonio Augello (Pdl) a settembre, quando la giunta tornerà a riunirsi, dovrà presentare le sue proposte, sia sull’incandidabilità del Cavaliere, e quindi sulla sua decadenza, sia sulla questione della ineleggibilità, avviata già da tempo al Senato. Berlusconi è ossessionato dal countdown innescato dalla Giunta per le immunità di Palazzo Madama e trincerato nel bunker di Arcore aspetta un segnale dal Colle. 
Quindi, ancora tutti dietro alle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, in cerca di quella agibilità politica che baipassi la sentenza di condanna e gli consenta di restare in ballo. Sfumata l’ipotesi della “grazia” si cerca un qualche aggiustamento per salvarlo dalle patrie galere, magari con un salvacondotto ad personam, con un lodo-Berlusconi oppure, come denuncia Beppe Grillo dal suo blog, con una specie “di condono edilizio” ad hoc per “un politico abusivo”, che consenta al Cavaliere di “diventare un condannato agibile”. 
Se i massimi vertici del Pdl profondessero una minima parte delle energie che stanno impiegando in questi giorni, non solo nella corsa contro il tempo per salvare il loro leader sia dal rischio carcere che della morte politica sua e del Pdl, ma anche nel tentativo di salvare il Paese; se i massimi esponenti del Pd non fagocitassero da oltre mezzo secolo i loro uomini migliori per sbranarsi l’uno contro l’altro persino sulla data delle primarie, ma lavorassero seriamente per affrontare e risolvere una volta per tutte i problemi interni al loro partito; se i 5stelle si applicassero con la stessa caparbietà che dimostrano contro la casta e il Cavaliere, nell’affrontare le reali questioni dei cittadini, certamente tutti noi ci saremmo salvati già da un pezzo da questa interminabile crisi economica, politica, etica e sociale: la crisi più lunga e devastante che gli italiani abbiano ma conosciuto. 
Ma il Paese, eternamente diviso in guelfi e ghibellini, in bianchi e neri, è come l’Italia della pedata che tifa Roma e Lazio e che gode quando la Nazionale perde una partita perchè il proprio presunto campione è rimasto in panchina. E’ una Nazione che non ce la farà mai ad uscire dal tunnel e riveder le stelle, senza un gioco di squadra, senza un nuovo modulo di gioco. I nostri parlamentari, tutti e di qualsiasi schieramento, stanno gettando alle ortiche l’ennesima opportunità che la storia sta offrendo loro: cambiare il Paese, per non morire. 
Il Pdl, rimasto ancorato al Cavaliere affondato dalla recente condanna e che rischia di annegare anch’esso insieme al suo “padre-padrone”, non è ancora in grado di camminare da solo sulle proprie gambe per intraprendere quel sentiero, sicuramente impervio e accidentato, ma che porta alla formazione di una destra moderna, attuale e finalmente libera da qualsiasi conflitto d’interessi. 
Il Pd, rimasto arroccato su posizioni di rendita che ormai non reggono più il confronto con la modernità dei tempi, soprattutto dopo il taglio del cordone ombelicale dall’ex Unione Sovietica, non sarà mai quella social democrazia che in tanti auspicano, almeno fino a quando non saprà decidere da che parte stare, se da quella del lavoro e dei lavoratori o della finanza globale. 
Il M5S troppo giovane per essere responsabile del fallimento economico, politico e sociale di un intero Pese, ma certamente abbastanza adulto e altrettanto forte per cercare e trovare quel cambiamento invocato a gran voce e a suon di voti da milioni di italiani alle ultime elezioni, ma ancora acerbo per il governo
Insomma chi oggi, in terra Patria, è in grado di salvare baracca e burattini? Per restare alla metafora calcistica, e come la storia insegna dai tempi delle dominazioni straniere, forse anche oggi ci vorrebbe un grande acquisto straniero, un grande regista di centro campo, capace di trascinare l’Italia fuori dal tunnel e vincere la partita della salvezza.

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