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Catcalling, molestie o comunque vogliate chiamarle. La storia di Federica è quella di tutte noi.

di Francesca Marra. Perché una donna dovrebbe sentirsi gratificata da un’attenzione non richiesta? Prima di uscire mi guardo allo specchio una, due, dieci volte, modificando di continuo ciò che sto indossando. Metto quotidianamente in discussione il mio vestiario, evito di indossare camicette, facilmente scollate, o anche le gonne, perché potrei pentirmene.

Con queste parole Federica Polino, nata e cresciuta nel quartiere di Marano (NA), ha denunciato indignata, l’ennesimo episodio di fischi e commenti indesiderati ricevuti per strada da parte di estranei: “è una sensazione che ormai mi accompagna ogni qualvolta devo uscire di casa. Una paura irrazionale macchiata da senso di colpa”.

Queste molestie hanno mutato drasticamente il mio modo di agire e reagire. Ho convissuto con loro, le ho analizzate, sino a comprenderle e razionalizzarle: ad oggi, non mi sento più “in colpa”, ma la paura fatica a scomparire.

Poi fa un appello ai suoi carnefici: “Vorrei chiedervi di mettervi nei nostri panni, nei miei. Nelle vesti di quella bambina, che è divenuta ragazzina, un’adolescente e poi donna, per farvi subire 28 anni di molestie, di quei complimenti non richiesti che tanto sentite il bisogno di fare”.

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