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Cambiamenti climatici: un’ipotesi negata.

di Attilio Runello. Dopo un anno in cui al centro dell’attenzione c’è stata solo la pandemia da Coronavirus il summit sui cambiamenti climatici  ha riportati questi ultimi alla nostra attenzione.
Naturalmente lo scioglimento dei ghiacciai dovuto a un riscaldamento delle temperature è sotto l’occhio di tutti.
La tesi più accreditata è quella che il riscaldamento sia dovuto alle grandi emissioni di CO2.
Si tratta anche della tesi che ci lascia sperare che una riduzione delle emissioni possa contenere i cambiamenti climatici.

Questa tesi è stata abbracciata dalle Nazioni Unite e da molti scienziati, che l’hanno trasmessa all’opinione pubblica.

Tuttavia per la scienza indirizzare la ricerca e volgere lo sguardo verso altre ipotesi dovrebbe essere un percorso che rientra nella sua mission.

A livello divulgativo purtroppo chi osa avanzare altre ipotesi viene immediato bollato come negazionista, negazionista della teoria dominante e più accreditata.
Nei summit – come quello del 22 aprile – dove partecipano capi di stato e Nazioni Unite si parla solo di riduzione delle emissioni di CO2.

Si dibatte inoltre se sia un contenzioso intergenerazionale – adulti e giovani -, oppure fra paesi ricchi e paesi poveri – a questi ultimi dovrebbe esse concesso un margine maggiore di inquinamento – , oppure fra persone ricche, che si possono permettere di comprare una macchina ibrida che inquina meno, e quello povere che vanno avanti con una macchina immatricolata nel 2000 e che inquina di più.

Pochi parlano di un periodo storico che va sotto il nome di “caldo medioevo”, un periodo che va all’incirca dall’ Ottocento dopo Cristo al Milletrecento, periodo che ha visto un sensibile aumento delle temperature, testimoniato per esempio dalla presenza della vite e dell’ulivo in Gran Bretagna oppure dall’espansione dei Vichinghi e dalle loro conquiste in Islanda, Groenlandia e probabilmente nel nord del Canada in epoche in cui non faceva freddo come adesso. Questa espansione dei Vichinghi è testimoniata sia da reperti archeologici che da testi letterari.

Nel momento del suo massimo fulgore, la “gelida” Groenlandia ospitò oltre 3000 persone, circa 190 fattorie ed una sede vescovile. La colonizzazione dell’isola venne favorita da quel periodo climatico caldo noto come Periodo Caldo Medievale, che causò una ritirata dei ghiacci e una conseguente maggior facilità di navigazione nei freddi mari dell’estremo nord del mondo.

E riguardo ai ghiacci polari, oltre alla ridotta estensione dedotta dai viaggi effettuati dai Vichinghi in Groenlandia, abbiamo anche un riscontro da parte dell’Islanda, mite e prospera come non mai, e dove dopo l’anno Mille, sono probabilmente scomparsi totalmente i ghiacci polari dalle coste settentrionali dell’isola, e per un periodo di oltre cento anni, fenomeno che non si è più verificato, così a lungo, nei secoli successivi.

Intorno all’anno Mille le notizie di inverni rigidi scompaiono praticamente dal panorama italiano ed europeo.

A questo periodo è seguito un periodo di ritorno di basse temperature e di nuova formazione di ghiacciai, periodo che è durato sino al 1850 dopo Cristo.  Quella fu l’ultima volta che è accaduta un’era glaciale in Europa e causò inverni molto freddi in molte parti del mondo; ma sono documentati dettagliatamente soltanto in Europa ed in America del Nord. Nella metà del diciassettesimo secolo i ghiacciai delle Alpi svizzere avanzarono gradualmente inglobando fattorie e distruggendo interi villaggi. Il fiume Tamigi ed i canali dei fiumi dei Paesi Bassi si congelarono spesso durante l’inverno e la gente pattinò e perfino tenne fiere sul ghiaccio. Nell’inverno del 1780 il porto di New York ghiacciò, consentendo alle persone di camminare da Manhattan a Staten Island. In particolar modo, viene ricordato l’Inverno 1709 che, secondo gli esperti, è considerato il più freddo degli ultimi 500 anni per il continente Europeo.

Nella seconda metà del diciannovesimo secolo sono ritornate a salire le temperature, sia pure in modo graduale. Il periodo di freddo dell’era moderna può essere considerato uno stadio dell’attuale periodo interglaciale, un periodo di relativo caldo fra due ere glaciali. L’ultima glaciazione risale a circa diecimila anni fa.
Che si possa parlare quindi di alternanza di periodi più caldi con quelli più freddi non lo si può negare del tutto. Questa teoria ha un limite: non si spiega quale possa essere la causa e quindi  bisogna accettare che non si possa far nulla per impedirlo.

A confermare questa tesi possiamo ricordare che la terra è sospesa nel vuoto ed è situata all’interno del sistema solare. Oltre a girare intorno a sé stessa e al sole, insieme a tutto il sistema solare gira intorno al centro della galassia di cui fa parte, la via Lattea e certamente anche la via Lattea non rimane ferma. Questo può avere effetti sulla nostra stella e sulla sua possibilità di riscaldarci? Non lo sappiamo.

In altre parole esiste una possibilità negata che ci troviamo di fronte a un fenomeno che non possiamo controllare. Possiamo solo dire che non risulta che il periodo di caldo del medioevo abbia danneggiato l’Umanità, anzi ha reso le coltivazioni più prospere. Inoltre non si considera che un aumento delle temperature dovrebbe portare a coltivazioni in aree in cui attualmente non si riesce a coltivare nulla per le temperature troppo rigide oppure a poter solcare mari dove adesso ci sono ghiacci in modo perenne, come i famosi passaggi di nord est – il mare artico sopra la Siberia –  e di nord ovest – il mare artico sopra il Canada. Un isola come la Groenlandia potrebbe tornare ad essere in parte abitabile. Sulle nostre Alpi ci potrebbe essere vegetazione arborea al di sopra dei milleseicento metri.

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