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Cala il sipario – era ora! – sulla Serie A più lunga e anomala di tutti i tempi.

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di Alberto Sigona. Dal Covid-19 all’ennesimo Scudetto della Juventus di Andrea Agnelli… e Cristiano Ronaldo, dalla favolosa Atalanta di G. Gasperini alle speranze di rinascita del Milan, dal superlativo Ciro Immobile all’evergreen Zlatan ibrahimovic: ecco i motivi principali del Campionato 2019-2020.

Lo abbiamo auspicato, desiderato, invocato, preteso, vagheggiato, previsto. Cosa? Ma il termine del Campionato 2019-2020 naturalmente, per una speranza espressa da… due “angolazioni” differenti.
Durante lo stop forzato dovuto al Covid siamo stati davvero in tanti i componenti del partito del “ritorno in campo”.
Volevamo fortemente che si concludesse la stagione più martoriata della storia del calcio italiano. Chi per garantire la regolarità del torneo, chi per non vanificare 26 turni di campionato, chi perché era giusto così a prescindere, chi per salvaguardare interessi di bottega.
Poi, durante questo mese e mezzo di torneo compresso come non mai, siamo stati in molti, troppi, a contare i giorni che ci separavano dal fatidico 2 agosto, stanchi, stressati ed iper sazi, quasi nauseati, all’inverosimile da un’abbuffata di partite esageratamente…esagerata, per di più collocate in orari osceni o comunque poco… digeribili.
C’è mancato poco che arrivassimo ad odiarlo, quel nostro amatissimo pallone. Ma finalmente anche per questo torneo infinito è arrivata la parola FINE.

UN CALCIO AL VIRUS.
A rendere questo torneo il più atipico, il più lungo, il più estenuante, il più caldo ed il più… chiuso (ai tifosi) della storia è stato un essere invisibile, un maledetto virus, che, oltre a mietere vittime e terrorizzare il mondo intero, ha condizionato persino gli eventi sportivi, non risparmiando nemmeno il calcio, che in genere è stato avulso dai problemi dei comuni mortali.
Sembra passato un secolo, eppure eravamo ai primi di marzo quando iniziò ad aleggiare l’eventualità di uno stop sine die della Serie A (e non solo). In un primo momento si cercò di trovare un compromesso per scongiurarlo, optando per la disputa delle partite senza pubblico.
Ricordo che in una di quelle poche sfide a porte chiuse, in un clima insolitamente spettrale, Ciccio Caputo dopo aver segnato un gol esibì un foglio di carta con su scritto “andrà tutto bene”.
Purtroppo la realtà non avrebbe rispecchiato la previsione del bomber del Sassuolo, e sarebbe andato “tutto pene”, col campionato costretto dagli eventi nefasti a calare anzitempo le saracinesche, come da lì a poco avrebbe fatto tutta la Penisola.
Durante il lockdown il calcio italico avrebbe vissuto un susseguirsi incessante, logorante e per certi versi straziante di discussioni, pareri, impressioni, polemiche al vetriolo, requisitorie…transitando dal diritto d’opinione al delitto d’opinione. Una guerra di parole senza soluzione di continuità, mentre fuori dal teatrino la gente soffriva e soprattutto… moriva. A migliaia.
Ad un certo punto vi sarà il rischio tangibile della conclusione anticipata del torneo, che avrebbe rappresentato un “dramma” per gli amanti del calcio e per gli innamorati della grana. Poi, per fortuna, qualcuno rinsavì, e fu così che la ragione prevalse sulla dissennatezza. E il campionato proseguì.
Certo, non è stata una seconda parte di torneo dal livello tecnico trascendentale, con alcuni match che sembravano degli incontri di calcetto di fantozziana memoria, ma francamente sarebbe stato ingeneroso e stupido pretendere di più in una situazione così complicata ed inedita: l’essere riusciti a concluderlo, questo benedetto campionato, è stato già un trionfo. Tutto il resto sono parole destinate ad evaporare in men che non si dica.

LA NONA SINFONIA DI MADAMA.
Covid a parte, di questo campionato rimarrà nella storia il 9° Tricolore di seguito conquistato dalla Juventus di Andrea Agnelli (a proposito, il Presidente bianconero è diventato il patron più scudettato di sempre, eguagliando il leggendario G. Boniperti…), che da quando s’è costruita lo stadio di proprietà ha instaurato una vera e propria dittatura, anche se quest’anno il regime totalitario dei bianconeri sembra abbia iniziato a palesare le prime incrinature, con la tanto annunciata “rivoluzione culturale” di M. Sarri che stenta ad attecchire, rendendo meno lastricato il sentiero della speranza altrui.
Fra le candidate principali ad interrompere il monologo dell’immarcescibile Signora vi è sicuramente l’Inter di A. Conte, la quale in questa stagione avrà fatto le prove generali per l’anno venturo, che promette di saziare gli appetiti ingordi di una piazza sin troppo affamata da tanti anni di grave carestia. Ha già ampiamente superato la fase di rodaggio la sempre più spumeggiante e bramosa di potere Atalanta di G. Gasperini, la cui favola probabilmente è destinata a spingersi ben oltre l’eccellente 2019-2020, in cui ha agguantato per il secondo anno di fila (giovandosi di ben 98 gol, ad un passo dall’incredibile quota 100) la qualificazione alla Champions League, apprestandosi a diventare la più grande provinciale italiana del terzo millennio.
Fra i team che quest’anno hanno leggermente impensierito la Juventus vi è certamente la Lazio, che prima della pandemia dava un po’ a tutti l’impressione di poter aspirare a qualcosa di più del semplice biglietto per la prossima Coppa dei Campioni.
Ma l’aquila di S. Inzaghi dopo il ritorno in campo non è più riuscita a volare, ritrovandosi intorpidita da tre mesi di stop. Ad ogni modo anche nel caso della Lazio ci troviamo alle prese con una compagine in rampa di lancio per futuri traguardi sibaritici.
Stesso discorso che potremmo fare per il Milan, che dopo tre quarti di campionato vissuti nell’anonimato, ha inscenato un torneo d’assoluto rispetto, mostrandosi la più brillante e…produttiva del dopo lockdown, trascinata dall’evergreen Zlatan Ibrahimovic, il quale a 38 anni suonati dà l’impressione di aver eluso in dribbling l’ufficio anagrafe, ponendosi come pietra angolare del rinascimento rossonero, che per attuarsi ha più che mai bisogno di giocatori del suo calibro.
CIRO D’ITALIA.
Ed a proposito di grandi cannonieri, prostriamoci al cospetto del laziale Ciro Immobile, che con 36 reti (usufruendo di 14 rigori, un record) eguaglia il favoloso primato stabilito pochi anni fa da Gonzalo Higuain (quando militava nel Napoli), aggiudicandosi il terzo Titolo di capogoleador in carriera (agganciati fior di tiratori scelti come G. Meazza, M. Platini e – per andare a tempi più recenti – G. Signori), il secondo in maglia biancoceleste.
Da precisare che l’argentino li aveva siglati su 35 partite, stabilendo la miglior media realizzativa di sempre in un singolo campionato, mentre Ciro li ha segnati in 37 presenze.
Al 2° posto si piazza il cannoniere seriale C. Ronaldo, con 31 centri su 33 caps, prolungando la sua liaison con la leggenda, con l’auspicio che possa farlo anche con la Juventus, per il bene del calcio italiano, s’intende.
Terza piazza per R. Lukaku, “bestia” d’area di rigore di un’Inter rinata anche in virtù delle sue prestazioni… imponenti.
Fra i bomber di razza segnaliamo l’exploit del colombiano L. Muriel (Atalanta), la conferma di D. Zapata (Atalanta) ed il ritorno in auge di A. Belotti (Torino), mentre fra le rivelazioni citiamo Joao Pedro (Cagliari), J. Boga (Sassuolo) ed A. Cornelius (Parma).
Fra i goleador stagionati palma di merito per C. Caputo (Sassuolo), F. Quagliarella (Sampdoria) ed i già citati Ibrahimovic e CR7. Fra i super marcatori del futuro si segnalano in rampa di lancio F. Chiesa (Fiorentina) e A. Petagna (Spal). Fra i centrocampisti col vizio del gol meritano un plauso Mancosu (Lecce) e Ilicic (Atalanta).

SE L’ERBA DEL VICINO SEMBRA PIU’ VERDE.
In conclusione, riallacciandomi allo Scudetto della Juventus ed alla sua epopea lunga nove anni, poiché sono in molti gli addetti ai lavori ed appassionati che coi loro giudizi (e pregiudizi) stanno facendo a gara per sminuire il valore dei trionfi bianconeri, riconducendoli ad una presunta scarsa competitività del nostro torneo, vorrei spezzare una lancia in favore della Serie A.
Sì, è innegabile come il nostro campionato negli ultimi lustri abbia perso buona parte del suo appeal e del suo valore, e che Premier League e Liga ci stiano oramai distanziando non poco in fascino e grado di eccellenza, ma credo sia un clamoroso errore declassarlo a torneo di seconda fascia, equiparandolo ai campionati di Turchia o di Portogallo, al punto da sminuire in maniera sconsiderata gli Scudetti conseguiti da Madama in questi ultimi anni.
Piaccia o no, la nostra massima divisione, pur trovandosi alle prese con una involuzione tutt’altro che trascurabile, rimane fra le più competitive del Pianeta. Ed a renderla tale non sono tanto i giocatori di grido, ma è quella “signora” tattica che da tempi remoti in Italia la fa da padrone, tanto da fare scuola anche all’estero (non a caso sono in molte le società straniere che si affidano a trainer made in Italy per “crescere” tatticamente), in cui veniamo ammirati più di quanto immaginiamo per i nostri metodi, per i nostri “assemblamenti” (da non confondere con gli assembramenti… che di questi tempi nessuno c’invidia…), per i nostri ingranaggi e così via, in cui non siamo secondi a nessuno.
Una serie di fattori che rendono il nostro campionato estremamente complicato, specie per gli stranieri, che sovente faticano ad assimilare i nostri tatticismi, e non a caso molti di loro, dopo esservisi cimentati, ritornano disorientati ai loro lidi, arrendendosi di fronte all’impossibilità di riuscire nell’ardua impresa di interpretare quel verbo calcistico che dalle nostre parti è presente in ogni accezione, anche la più recondita.
D’altra parte se da noi hanno fallito (o si sono espressi molto al di sotto delle loro potenzialità) campioni come Lozano, Kalinic, Eriksen, Paquetà…che all’estero avevano mostrato le stimmate dei predestinati alla gloria, vuol dire che forse il Campionato italiano non è poi così scadente come certe correnti di pensiero vorrebbero. Alla luce di cotanto preconcetto, mi sorge una domanda: certi esperti (o pseudo tali) non saranno mica affetti da quella malattia chiamata “esterofilia parossistica”?
Non sarà che, come si diceva un tempo, “Fertilior seges est alienis semper in agris”? Traduco: l’erba migliore è sempre nei campi altrui. Nei campi di calcio… naturalmente.

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