Adesso s’inventano le tasse “percepite”.

di Daniele Capezzone. Il Corriere della Seradopo averci raccontato a metà della scorsa settimana che nella manovra c’erano “meno tasse” (sic!), nel weekend ha leggermente corretto versione: è una questione di “fisco percepito”.

Ma guarda questi italiani, sembra dirci il Corrierone: come per la sicurezza, come per l’immigrazione illegale, anche per il fisco è tutta una questione di sensazioni, di percezioni, di impressioni. È la solita storia della “pancia”: quel tale leader politico “parla alla pancia” del paese, gli elettori hanno reagito “di pancia”, e via descrivendo in termini intestinali, patologici e irrazionali quello che – invece – è un comportamento assolutamente razionale degli elettori.

I quali elettori – in tutto l’Occidente avanzato – pur tra stravaganze e irregolarità (che devono fare i cittadini? Usano gli strumenti che di volta in volta la scheda elettorale offre loro…) almeno da dieci anni tentano disperatamente di spiegare alla classe politica e agli “esperti” che vogliono soprattutto due cose: per un verso meno tasse, e per altro verso sicurezza e immigrazione controllata.

Se, nonostante questo sia confermato da elezioni-sondaggi-focus, un governo offre esattamente l’opposto, e cioè una pioggia fiscale (che in alcuni momenti diventa diluvio) e una consistente ripresa degli arrivi illegali (a settembre il triplo dell’anno scorso, a ottobre il doppio), è scontato che da parte dei cittadini scatti una reazione di rigetto.

E non è una “percezione”: è una nitida visione di ciò che accade. I pensionati vedono (non “percepiscono”) di essere presi in giro con rivalutazioni ridicole. Tutti vedono (non “percepiscono”) che la plastic tax è una tassa sul latte. Tutti vedono (non “percepiscono”) che, per evitare l’aumento Iva, il governo sta facendo ricorso a una raffica di altre tasse e balzelli. Da ieri, le imprese hanno anche visto che è stato cancellato quel taglio Ires che doveva favorire e incoraggiare chi reinveste in azienda.

Continuare a far finta di non capire, o tentare di spostare tutto sul terreno dell’emotività e della narrazione, significa andare contromano in autostrada. Come l’Umbria ha già ampiamente dimostrato.

3 commenti su “Adesso s’inventano le tasse “percepite”.

  1. Fare pagare le tasse a tutti, ma quasi tutti le pagano:pensiamo a Pensionati (16.000.000) e lavoratori e cirendiamo conto che in molti le tasse le pagano. Il problema sono quelle società che riescono a non pagarle, chiudendo il bilancio in perdita (artifizi contabili) e a quel numero di autonomi che non rilasciano le recevute. In Italia le tasse si pagano, il problema è dei mille sprechi. Sono stati scritti LIBRI e LIBRI, sugli sprechi di denaro pubblico. Se non si spreca di soldi pagati con le tasse ce n’è una montagna. Il problema è che ci sono sprechi, basta sentire STRISCIA ed altre trasmissioni.
    Eliminare gli sprechi sarebbe già un bel salto in avanti.

  2. Vedi, Caro roberto b, purtroppo gli italiani già sono morti e respirano per forza d’inerzia. Le tasse vanno pagate secondo il giusto, per garantire ciò che tu stesso pretendi in quanto presumibilmente contribuente onesto. Ciò che bisogna fare e far pagare il giusto a tutti, ma per pagare il giusto è altresì necessario che lo Stato pretenda il ….giusto da tutti!

  3. Noto, sig. Daniele Capezzone, che per lei il debito pubblico non esiste, per cui si possono togliere tutte le tasse e così saremmo tutti più ricchi. Più semplice di così.Però chi dovrebbe pagare la sanità pubblica, le strade, le scuole, ecc ecc……… Lei quando avrà bisogno di cure sanitarie sicuramente con il suo lauto stipendio potrà pagarsi una sanità privata, una scuola privata ma vede sig. Capezzone solo una piccola parte degli italiani ha le sue stesse possibilità economiche tutti gli altri o come direste voi “il popolo” morirebbe al primo raffreddore.
    un saluto roberto b

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